L’antiberlusconismo al cinema non paga

Fateci caso: l'ossessione antiberlusconiana al cinema non funziona, non rallegra i botteghini. Neppure Il Caimano, film-manifesto che doveva sollevare le coscienze e abbattersi come un macigno sul marzo pre-elettorale, alla fine ha fatto gli sfracelli auspicati da Nanni Moretti. Ricordate? Prime pagine, copertine esaltate, dibattiti infuocati in tv, uno sbarramento mediatico senza precedenti (per Lietta Tornabuoni era il film più importante dell'anno): eppure, alla fine dei conti, Il Caimano s'è fermato a 6 milioni e mezzo di euro. La metà di Notte prima degli esami.
E che dire di N (Io e Napoleone) di Virzì, commedia in costume pur audace e anticonvenzionale, ma naturalmente «rinforzata» da loffie allusioni ironiche alla statura bonapartesca del Cavaliere? Di nuovo titoli cubitali, del tipo «N come B». Un flop commerciale: appena un milione di euro, nonostante il patrocinio veltroniano. Magari Virzì, come suggerì Ernesto Ferrero, avrebbe dovuto rileggersi il Rodari di C'era due volte il barone Lamberto, l'aristocratico che pagava le persone affinché ripetessero ovunque il suo nome, per ricavarne una garanzia d'immortalità. A pensarci bene, quel diavolo di Berlusconi ha raggiunto lo stesso effetto senza sborsare un centesimo.