L’antica arte di far divertire i bimbi

Ludus Est Nobis Costanter Industria, il gioco è la nostra costante ricerca. Ecco il motto latino dal quale nasce l’acronimo «Lenci», peraltro vezzeggiativo di Elena König Scavini, la fondatrice dell’omonima ditta torinese specializzata in giocattoli di legno e bambole di panno sin dal 1919 che nel 2002 ha chiuso i battenti. Con i corpi in feltro pressato, i capelli in lana mohair, i primi bambolotti si ispirarono a quelli tedeschi della Steiff. Subito, però, la produzione Lenci se ne differenziò, creando un repertorio ricco di personaggi: bebè e bambini più grandicelli, alcuni vestiti da calciatori; fanciulle avvolte in seta e organza o piccole donne in costumi regionali. Nelle vetrine della Sala Santa Rita, vicino a piazza Campitelli, sono riunite 60 opere selezionate dalla collezione di Grazia Caiani Bartocci, appassionata del genere e studiosa, realizzate dalla Lenci tra il 1922 e il 1955 ed esposte per la prima volta al pubblico. Dal momento della «fioritura vivace e assurda di un’originalità raffinata e prettamente italiana» secondo il numero di natale 1924 della rivista Lidel, alla Agnesina, ideata come omaggio ai consumatori di pasta Agnesi negli anni Cinquanta, nell’ottica di una strategica alleanza con l’azienda alimentare, si possono ammirare illustri e tenerissimi rappresentanti di più di un trentennio di creatività.
La ditta vinse il primo premio alla prima Biennale di Arti Decorative di Monza con l’arredo completo di una stanza da pranzo per bambini. La mostra, a lungo attesa, fu un evento capitale per le arti cosiddette «applicate» italiane, in realtà per l’arte tout court, e ancora all’Expo di Parigi del 1925 la Lenci confermò il primato nel settore. Si avvalse della collaborazione di artisti come Gigi Chessa, Dudovich, Diulgheroff, Sturani, i quali affiancarono i proprietari nella stagione più propizia, fino agli anni Quaranta, un periodo nel quale vennero realizzati tra l’altro, simpatici alter ego di star dell’epoca come Rodolfo Valentino, Marlene Dietrich, che ne fu una testimonial d’eccezione.
Fino al 15 febbraio, Sala Santa Rita, via Montanara 8. Ingresso gratuito. Orari: lunedì-venerdì 10-18. Info: 06.67105568.