L’antica liturgia piace ai sanremesi

Sergio Bagnoli

da Sanremo

Molte delle firme che Alleanza Nazionale sta raccogliendo via internet per chiedere ai Vescovi liguri la possibilità di celebrare, nelle rispettive diocesi, almeno una messa settimanale in latino, provengono dalla circoscrizione ecclesiastica dell'estremo ponente, quella di Ventimiglia- Sanremo. La liturgia in latino venne sostituita da quella celebrata nelle lingue nazionali in seguito al Concilio Vaticano II al fine di meglio far comprendere a tutti i fedeli, compresa la moltitudine a digiuno di cultura classica, la domenicale Liturgia Eucaristica. Solamente in poche e ben determinate eccezioni, da autorizzarsi con dispensa episcopale, il Concilio medesimo prevedeva il mantenimento del vecchio messale romano che addirittura fu introdotto nel XVI secolo da papa Pio V.
Ora il Santo Padre vuole più elastici i vincoli cui si deve attenere l'autorità diocesana nel permettere la recita della messa in latino. Certamente i tempi sono cambiati, in Italia ormai i cattolici ma non solo, si potrebbe dire i cristiani in genere, contrariamente a quanto comunemente si pensa sono aumentati e ciò è avvenuto grazie al fenomeno immigratorio che ha portato nel nostro paese nuovi seguaci di Cristo provenienti dal Sud-America e dall'Est Europa. Il fenomeno è particolarmente avvertito in Liguria ed in particolare nella Diocesi di Ventimiglia-Sanremo ove molti immigrati sono di religione cristiana seppur stentino a parlare la lingua di Dante. Ricorrere al latino, almeno per una Santa Messa domenicale in città, sarebbe un'ottima idea per favorirne l'integrazione.
Già nella parrocchia sanremese di Santa Maria degli Angeli mensilmente, grazie alla presenza di un sacerdote colombiano, viene celebrata una Messa in spagnolo al fine di favorire tutti coloro che provengono dai paesi di lingua ispanica. Di fronte a tale fatto tanti si chiedono se non sia il caso di introdurre allora una funzione nella lingua di Cicerone, attualmente ancora la lingua ufficiale del Vaticano. Non solo gli stranieri gradirebbero, ma pure tutti quegli italiani che ancora ricordano con nostalgia la maggior suggestione ed il maggior senso di spiritualità che quella Messa evocava. Non solo persone anziane ma pure i giovani potrebbero riscoprire, dicono i sostenitori sanremesi dell'idea, attraverso l'uso del latino quel senso del sacro che oggi purtroppo sembra essere stato smarrito. Molti sacerdoti della Diocesi poi sarebbero d'accordo a far celebrare ogni domenica, magari nella Cattedrale di San Siro, la Messa nell'antico idioma.