L’antidoping nell’ippica sistema da rivoluzionare

Ernesto Cazzaniga*

Il governo, tra squilli di trombe, ha prodotto questo cosiddetto decreto Bersani, che ha incentrato tutto l’interesse sulla questione delle regole per la concessione di licenze per i taxi. Questione importante e molto sentita, perché ci tocca a tutti e tutti i giorni, ma non essenziale se non seguita da veri provvedimenti di liberalizzazione in altri e ben più protetti settori. Il decreto di cui sopra, impropriamente attribuito al ministro Bersani, porta con sé una serie di altri e più incisivi provvedimenti che portano l’impronta del ben noto vice ministro dell’Economia Visco. Su uno di questi, in particolare, dal momento che riguarda il settore dell’ippica, vorrei esporre il mio punto di vista. Si tratta della cosiddetta «liberalizzazione» delle Agenzie ippiche. Il ministro Visco, memore della precedente fallimentare esperienza (il famoso pataracchio dei minimi garantiti, mai pagati), questa volta l’obolo lo richiede anticipatamente, 15mila euro per uno sportello (corner), complementare ad altre attività, e 30mila per una Agenzia classica. Sin qui parrebbe tutto bene, ma il problema verrà dopo, se non modulato con regole chiare (ricordate le famose fidejussioni fasulle, mai escusse?), che non dovranno ricalcare le vecchie regole dei famosi minimi garantiti. In caso contrario potremmo rischiare, si di prendere i 30mila o 15mila per le nuove concessioni, ma senza avere la garanzia del pagamento successivo delle imposte e, soprattutto, per noi, il versamento del prelievo, come già si è verificato e ancora forse si verifica tuttora. Con il rischio concreto di disarticolare il sistema esistente, che bene o male sino ad ora ha permesso la sopravvivenza del settore. Stiamoci molto attenti. Vedremo alla fine dopo tanto strombazzare che cosa rimarrà in piedi di questo famoso decreto «liberalizzatore» e soprattutto quali settori veramente liberalizzerà e quali altri non toccherà per nulla. La mia personale impressione che il fumo sia tanto e l’arrosto molto poco. Verrei ora ad un problema di grande attualità. Il doping dei cavalli, attuale dopo il clamoroso caso di Jag de Bellouet e di Lets Go. Da tempo e non da oggi, come i soliti commentatori dell’ultima ora, sono convinto che il sistema vada rivoluzionato, nel senso che se noi non saremo in grado di effettuare analisi doping prima e non solo dopo la corsa non riusciremo mai a estirpare la mala pianta di questo tumore, che mina la credibilità di tutti gli sport. Ritengo anche sia assolutamente necessario effettuare esami antidoping o comunque li si voglia chiamare, nei confronti di fantini e guidatori. I quali, come tutti del resto, sino a prova contraria sono senza macchia e senza colpa, pertanto a maggior ragione una norma del genere non farà altro che acclarare la loro buona fede. Mi piacerebbe sentire in questo senso anche la voce dei guidatori che attraverso il sito Internet animato dal solito Maurizio Mattii si impicciano di tutto, ma su questo vero problema non brillano certamente per una chiara presa di posizione, anzi mi pare silenzio assoluto. Personalmente non ho conoscenza alcuna di casi del genere, perché se ne fossi a conoscenza provvederei a farne denuncia, sento però voci circolanti insistentemente nell’ambiente e che sarebbe bene fugare in maniera scientifica e non con generiche affermazioni di facciata. Non sono una novità gli esami fatti dalla Polstrada, sia per il tasso alcolico che per altro, basta copiare. Risulta da notizie di stampa, che il ministro delle Politiche agricole, professor De Castro, abbia insediato una commissione per lo studio del buon funzionamento dell’attuale struttura antidoping facente capo indirettamente all’Unire, attraverso la società Unirelab, non sarebbe male se la stessa commissione, composta da personaggi universitari di alto livello, alla fine del proprio lavoro si dedicasse ad una edizione di un regolamento che possa prevedere quanto auspicato. Se vogliamo il bene dell’ippica e non le solite sbrodolate giornalistiche che durano lo spazio di un mattino. A proposito di Maurizio Mattii, al quale ho preannunciato una azione legale, non per le affermazioni nei miei confronti, ma per la rozza illazione sui bilanci Anact che, sino a prova contraria sono avallati e verificati da un qualificato collegio sindacale, composto da ministeriali e funzionari Unire, e ritengo nei loro confronti lesive le esternazioni a ruota libera dello stesso.
* ex presidente dell’Anact (Associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore)