L’ Antimafia riapre le porte ai pm del processo Andreotti

Il procuratore capo Messineo riporta nel pool Lo Forte e Scarpinato Grasso dice no: «Intervenga il Csm»

da Roma

Non è soltanto Leoluca Orlando a ritornare sul palcoscenico del teatro palermitano. Per una curiosa coincidenza ieri i due pm simbolo dell’epoca Caselli-Orlando, Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato sono rientrati alla Direzione Distrettuale Antimafia, su decisione del procuratore capo Giuseppe Messineo, il successore di Piero Grasso. I due, insieme ad altri pm, erano stati costretti a lasciare la Dda proprio dopo una decisione dell’attuale capo della Direzione Nazionale Antimafia perché la norma prevedeva che non si potessero superare gli 8 anni di permanenza. La decisione presa da Grasso «per rispettare la legge», dopo anche molte consultazioni con il Csm, come ha sempre sostenuto l’allora procuratore capo di Palermo, adesso viene in parte ribaltata da Messineo che reinserisce nel pool Scarpinato e Lo Forte e riorganizza tutta la Dda palermitana. Con un evidente ridimensionamento del ruolo di Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino, autori delle più grosse indagini degli ultimi anni. Dall’arresto di Binnu Provenzano all’incriminazione del governatore regionale, Totò Cuffaro, passando per le inchieste sulla zona grigia, professionisti e politici, che collude con la mafia. Grandi polemiche allora, altrettante adesso. E il primo a protestare è proprio Piero Grasso che ieri durante l’audizione in commissione Antimafia sullo stato attuale delle organizzazioni mafiose, ha annunziato evidentemente irritato per le decisioni di Messineo che scriverà al Csm e al ministro Mastella: «Si tratta di palesi violazioni della legge, passibili di procedimento giudiziario», ha detto. Secondo Grasso per gli assetti della Dda è necessario che venga richiesto un parere consultivo ma obbligatorio alla Dna. «Questo non è stato fatto - ha rilevato Grasso - ho appresso le decisioni di Messineo dai giornali ». Decisione che il procuratore capo di Palermo ha motivato come una «necessità per recuperare tutte le professionalità esistenti in ufficio» e ricordando che la legge glielo consente perché si tratta di sostituti procuratori aggiunti. Ieri si sono susseguite una serie di riunioni nelle quali Messineo ha spiegato al suo ufficio il perché della sua decisione. E rispetto alle affermazioni polemiche di Grasso ha risposto laconicamente: «Mi riservo di esaminare le dichiarazioni del procuratore nazionale antimafia. Si tratta di questioni molte complesse che non possono essere sciolte così facilmente».