L’antipolitica di monsignor Fisichella: "Giusto il mugugno contro la Casta"

Il cappellano di Montecitorio chiede un rinnovamento della classe dirigente. "Serve anche nella Chiesa"

Roma - Dunque, riassumendo: il Paese abbisogna di «una nuova classe dirigente», le tasse son troppo alte e il «mugugno» è più che comprensibile, il vaffa-day non va bollato come «antipolitica», i politici si son rinchiusi nel Palazzo e farebbero bene a «tornare tra la gente», le primarie del Partito democratico sono «un fatto molto importante» e dovrebbe farle anche la Cdl. Dov’è la novità, dite? È vero, par di risentire spezzoni di Beppe Grillo, Luca Montezemolo o Michele Santoro, ma quel che rende eccezionale tal compendio è che a far suo e lanciare il j’accuse è ora monsignor Rino Fischella, rettore della Lateranense e cappellano emerito di Montecitorio. E se ci si mette anche un vescovo di tal portata...

Ci si potrebbe domandare come mai Fisichella si sia “svegliato” soltanto adesso, dopo aver esercitato placidamente e per decenni il ruolo di “padre spirituale” di parlamentari e governanti. Dice messa per loro, li guida nei pellegrinaggi, l’ultimo lo ha organizzato a settembre sul Monte Athos. Non è escluso che abbia redarguito i reprobi in confessione, però mai monsignor cappellano aveva tuonato pubblicamente contro le sue onorevoli pecorelle. Sospettate che abbia fiutato il vento, e s’adegui dunque al sentire comune della gente comune? Ma no, è che i tempi di Santa Romana Chiesa sono lenti, in Vaticano e nelle Università pontificie si ragiona per secoli, e probabilmente anche a giudizio d’Oltretevere i nostri politici han colmato la misura. Così ieri Fisichella è andato dall’Annunziata, quella di Raitre ovviamente, e In mezz’ora s’è sfogato.

In Italia, stigmatizza il “parroco” degli onorevoli, «c’è bisogno di ricostruire una classe dirigente a tutti i livelli, non solo politico, ma anche in quello amministrativo, produttivo, e anche nella Chiesa» (il cardinal Bagnasco sarà d’accordo, per quest’ultimo livello?). La politica di casa nostra è in crisi, occorre trovare la strada «per uscirne», perché il problema «è preparare il paese e la società per le nuove generazioni», che s’aspettano «uno sforzo complementare e collettivo». I privilegi dei politici? Monsignore li conosce bene, e da buon pastore indica la retta vita ai suoi parrocchiani: «Devono ritornare nel territorio e parlare di più con la gente», perché quando «i parlamentari si rinchiudono nel Palazzo, essi non sono più in grado di fare politica». Quelli tuonano contro il «qualunquismo» che non muore mai, si strappano le vesti per rigettar le critiche e i vaffa-day? «Non credo che eventi del genere possano essere qualificati come antipolitica. Sono altre forme della politica», assolve e condanna Fisichella. Dimentichiamo l’esosità del Fisco di Visco? «Se facciamo il confronto con la maggior parte dei Paesi europei, l’Italia è la nazione dove si pagano più tasse», dunque seppure «Gesù pagava le tasse per il Tempio» è giusto che lo Stato «non esasperi il cittadino togliendogli risorse necessarie per vivere», quindi il «mugugno» è comprensibile e giustificato.

Volete che l’Annunziata (sempre quella televisiva, ovviamente) non si spendesse in propaganda per le primarie veltroniane? Fisichella s’è rifiutato di indicare il candidato più consono alla cattolicità, però ha spiegato che l’alta affluenza ai gazebo «è un fatto molto importante che esprime ancora di più il desiderio di democrazia e di partecipazione dei cittadini», un evento partecipativo che «fa gioire», una «buona opportunità di democrazia per tutti», anche per il centrodestra. Amen.