«L’antisemitismo è colpa degli studenti di sinistra»

Il portavoce della comunità ebraica di Milano, Yasha Reibman: «Troppa tolleranza nei confronti dei “compagni” dei collettivi»

Andrea Tornielli

L’antisemitismo «è l’odio di un gruppo, il più antico della storia. Questa generazione ha conosciuto la scomparsa del nazismo, dello stalinismo, del colonialismo... Solo l’antisemitismo è ancora vivo e si propaga». Parola di Elie Wiesel. Da tre anni a questa parte in Italia, proprio le università, dove la circolazione delle idee e il libero confronto dovrebbe essere di casa, sono state invece teatro di episodi preoccupanti. Nel 2003 nell’ateneo di Bologna è stato fatto un appello per il boicottaggio dei rapporti tra le università israeliane e gli istituti italiani. Nell’ottobre 2004 a Pisa è stato fisicamente impedito di parlare al consigliere dell’ambasciata di Israele Shai Cohen, invitato a dibattere sulla situazione del Medio Oriente nell’aula magna dell’ateneo.
Nel febbraio di quest’anno, alla facoltà di Giurisprudenza dell’università di Firenze, una trentina di studenti del collettivo hanno contestato duramente l’ambasciatore di Israele Ehud Gol invitato a parlare sulle prospettive di pace in Medio Oriente da uno dei docenti: il diplomatico è stato apostrofato duramente e invitato ad andarsene da un gruppo di studenti contestatori, allontanati a forza dalla Digos. Infine, meno di un mese fa, un analogo episodio è accaduto all’università di Torino, dove la professoressa Daniela Santus, docente di Geografia culturale alla facoltà di Lingue, aveva invitato il vice ambasciatore di Israele Cohen a tenere una lezione: accolto con invettive e lancio di uova contro la sua macchina, il diplomatico ha tenuto la sua lezione mentre la polizia impediva ai contestatori l’accesso all’aula. Al termine, la professoressa («Santus sionista» era la scritta che campeggiava nella bacheca centrale dell’ateneo) è stata minacciata da alcuni studenti, uno dei quali ha detto alla docente che meritava di «saltare in aria su un autobus» e le ha intimato di «stare molto attenta d’ora in avanti». Significative le parole usate dal collettivo autonomo di Torino nel volantino distribuito la mattina della contestazione: «Il terrorismo è creato, praticato e organizzato scientificamente dallo Stato sionista e non – come qualcuno vorrebbe farci credere – da chi in Palestina lotta contro quella che è a tutti gli effetti un’occupazione militare illegittima e ingiustificabile». Mentre poco più avanti si diceva che i coloni israeliani sono «comunità di cosiddetti civili, armati fino ai denti che vivono a ridosso dei territori occupati e dalle loro finestre giocano al tiro a segno colpendo i giovani palestinesi». Certo, i giovani del collettivo torinese spiegano di non essere affatto antisemiti e si vantano del fatto che tra le più assidue alle loro riunioni ci sia Dana Lauriola, penultimo anno di Psicologia, nata in Israele da famiglia ebrea. Ma basta «navigare» un po’ nei siti che raccolgono le opinioni degli esponenti della sinistra «alternativa» per imbattersi in espressioni come «Ebrei mafiosi!!!» o Stato «sionista criminale».
Che cosa sta accadendo nei nostri atenei? Quelli che abbiamo appena descritto sono violente contestazioni politiche o atti che lasciano intravvedere l’insorgere di un nuovo antisemitismo? «Da psichiatra sono abituato a definire i comportamenti, non le persone – risponde Yasha Reibman, portavoce della comunità ebraica di Milano – e osservo che questi comportamenti possono alimentare l’antisemitismo. Il comportamento di quegli studenti è stato fascista, anche se militano nella sinistra, perché si è impedito a qualcuno di esprimere liberamente il proprio pensiero. Va poi detto che nel mirino di questi gruppi c’è sempre e soltanto Israele, e mai Paesi governati da dittature che violano i diritti umani: insomma, questo è un odio contro lo Stato ebraico che suscita antisemitismo».
Reibman si stupisce per la «non reazione» della società italiana e s’indigna «per la solidarietà che è stata data a questi studenti da alcune personalità politiche come l’onorevole Diliberto». «Soprattutto mi preoccupa - aggiunge - il fatto che questi episodi si siano ripetuti e i protagonisti non sono stati fermati. Mentre la nostra società ormai ha in sé gli anticorpi per isolare l’antisemitismo di estrema destra, questi mancano quando certi atteggiamenti sono tenuti dall’estrema sinistra. Se quanto è avvenuto a Pisa, Firenze o Torino fosse stato fatto dai naziskin con la testa rasata, credo che sarebbero già stati arrestati o identificati e le università sarebbero insorte, ci sarebbero stati gli appelli degli intellettuali... Ma se queste cose le fanno i “compagni” dei collettivi si tende ad essere più comprensivi».
(1. Continua)

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