L’Antitrust boccia la legge anti-Berlusconi

da Roma

Che il progetto di legge Franceschini sul conflitto di interessi fosse principalmente mirato all’esclusione di Silvio Berlusconi dalla scena politica lo si era capito dalla formulazione restrittiva delle incompatibilità con le cariche di governo. Che a questa conclusione giungesse in qualche modo anche l’Antitrust era meno prevedibile.
L’Authority presieduta da Antonio Catricalà, nella relazione al Parlamento sull’applicazione della legge Frattini che attualmente regola la materia, ha infatti sottolineato che «lo stesso impianto del progetto di riforma può risultare non interamente condivisibile». In particolare, tale soluzione «sembra escludere che situazioni di conflitto tra interessi pubblici e privati, diverse e ulteriori da quelle astrattamente configurabili ex ante (prima di assumere l’incarico; ndr), possano derivare dalle iniziative poste in essere nel concreto svolgimento dell’attività di governo».
I rilievi dell’Antitrust assumono un’importanza ancor maggiore se si considera che sono allegati a un documento di natura strettamente tecnica come una relazione alle Camere. In primo luogo i commissari osservano come siano «estremamente ristretti» i termini entro i quali la nuova Authority sui conflitti di interessi dovrebbe pronunciarsi sulle incompatibilità. Venti o addirittura cinque giorni sono pochi per istituire un procedimento che «garantisca il pieno esercizio dei diritti di difesa dei soggetti coinvolti». La titolarità di patrimoni superiori a 15 milioni di euro o di imprese operanti in regime di concessione statale richiederebbero, infatti, valutazioni dettagliate delle fattispecie di incompatibilità.
Ma l’Authority ha messo in discussione anche il sistema sanzionatorio predisposto dal pdl Franceschini. Il titolare di una carica di governo è sanzionabile per aver adottato provvedimenti volti a procurare un vantaggio economico ad altri componenti dell’esecutivo o ai loro familiari. Tuttavia, si domanda l’Antitrust, come si fa a punire un membro del governo quando la legge stessa rende inaccessibili le informazioni sul patrimonio dei soggetti potenzialmente avvantaggiati da tali condotte?
Allo stesso modo, è sanzionabile il componente dell’esecutivo che abbia in qualche modo procurato un vantaggio economico a società o imprese che abbiano finanziato la sua campagna elettorale. Il problema, ricorda il documento, è rappresentato dal fatto che il pdl non prevede l’obbligo di astensione «laddove tali imprese non facciano parte del patrimonio del titolare di carica».
Come osservano i commissari, l’obbligo di astensione stesso diventa una sorta di terno al lotto in quanto è la nuova Authority a dover stabilire i paletti ai quali devono attenersi i membri dell’esecutivo con il rischio che «le relative valutazioni possano condurre a esiti non corretti, per eccesso o per difetto». Una riflessione approfondita è necessaria in quanto tale obbligo «non appare assistito da alcuna disposizione sanzionatoria». Insomma, il diavolo ha fatto le pentole ma non i coperchi. L’Antitrust auspica che il dibattito parlamentare possa apportare delle migliorie. Ma poi la maggioranza come farebbe senza la sua legge anti-Berlusconi?