L’Antitrust contro il caro-libri: indagine sui prezzi in otto città

da Milano

È un accordo fra le case editrici che tiene alto il prezzo dei libri di testo? Cercherà di capirlo l’Autorità garante per la concorrenza, che ieri ha dato mandato alla Guardia di finanza di verificare l’andamento dei prezzi degli ultimi tre anni in otto città italiane.
Si tratterà di verificare se sono alle stelle per ragioni di mercato, o al contrario per una condotta «patologica» dei produttori: una «concertazione» che esclude la concorrenza. Analizzando i dati raccolti dalle Fiamme gialle, l’Autorità deciderà se procedere o meno con un’istruttoria. Fra le ipotesi da valutare, oltre all’intesa, la cattiva distribuzione commerciale o problemi di natura regolamentare.
Quel che sembra certo è che una qualche distorsione abbia «drogato» il mercato dei libri. Sono state le associazioni dei consumatori a denunciare il rincaro folle dei testi scolastici. Federconsumatori e Adusbef hanno calcolato che le famiglie dovranno spendere per la scuola quasi 700 euro per ciascun figlio. Considerando la spesa per i libri - stimabile intorno a 320 euro (+5% rispetto al 2006) - e quella per zaini, diari, astucci e quaderni - che in media raggiunge i 377 euro (+7,2%) - la spesa complessiva raggiungerà i 697 euro: 40 euro in più rispetto allo scorso anno (+5,7%).
Secondo una ricerca diffusa oggi dal Movimento per la difesa del cittadino, la città più cara in Italia per i testi scolastici delle superiori è Roma, con quasi 1.800 euro per il ciclo del liceo classico, oltre 1.450 per lo scientifico e 1.690 per il tecnico. Sempre secondo l’associazione, una famiglia palermitana con un figlio iscritto al liceo scientifico deve sborsare più di 1.800 euro tra libri, eserciziari e vocabolari, mentre gli studenti dell’istituto tecnico di Milano spendono «solo» 915 euro per i loro libri.
L’indagine delle Fiamme gialle verterà sui tre principali testi scolastici utilizzati nei licei classici, scientifici e negli istituti tecnici di Milano, Roma, Napoli, Torino, Palermo, Bologna, Bari e Verona.
In meno di dieci giorni i dati saranno presentati al collegio dell’Antitrust già fissato per giovedì 6 settembre. In quella occasione che l’Autorità deciderà i provvedimenti da prendere. Se dovesse riscontrare un’azione concertata dalle case editrici si passerà dall’esame informale ad una fase pre-istruttoria, altrimenti l’esame si potrebbe concludere con una semplice segnalazione.
Il tema dell’editoria scolastica era già finito in passato sul tavolo dell’Antitrust: nel 2001 l’Autorità garante aveva inviato una segnalazione al Parlamento sulla disciplina del prezzo fisso dei libri, mentre nel 1997 aveva avviato un’istruttoria nei confronti dell’associazione italiana editori.
La proposta del garante dell’Antitrust, Antonio Catricalà, aveva già ricevuto il plauso del ministro della Pubblica istruzione, Beppe Fioroni: «Contiamo molto su questo intervento», ha commentato ieri il ministro, annunciando inoltre che dal prossimo anno saranno fissati ed entreranno in vigore i tetti di spesa anche per i libri delle scuole secondarie di secondo grado, una volta terminato il lavoro della commissione ad hoc.
«Quello dei tetti per le superiori - ha aggiunto Fioroni - è un lavoro lungo e complesso che si sta facendo per tutti i 713 diversi indirizzi del nostro ordinamento. Sarà uno strumento efficace ed efficiente se sarà fugato ogni dubbio su un possibile aumento improprio dei prezzi o su eventuali turbative del mercato sul costo dei libri».
Ma sull’efficacia dei tetti ci sono molti dubbi. Il ministro sostiene che il monitoraggio ancora in corso sui testi scolastici delle scuole medie è stato rispettato nel 70% dei casi. Ma un’indagine di Altroconsumo condotta su 355 classi di 55 scuole medie di Milano, Roma e Napoli ha dimostrato che il tetto di spesa indicato dal ministro Fioroni (280 euro) in realtà non viene quasi mai rispettato, e in alcuni casi gli aumenti arrivano anche a 394 euro. Il problema è aggravato dalla brevissima «vita media» dei nostri testi: in Italia un libro vive in media due anni, in Svezia dai 4 ai 10, in Germania 6, in Francia e Spagna 4.