L’Antitrust multa le Poste

da Milano

Multa da 1,6 milioni per Poste Italiane, per abuso di posizione dominante. La sanzione inflitta dall’Antitrust si riferisce alla cosiddetta posta elettronica ibrida (per lo più bollette e comunicazioni bancarie), smistata e inviata quasi esclusivamente da Postel, società controllata dalle Poste, che ha mantenuto invariata la sua quota del 75% del mercato a sette anni di distanza dalla liberalizzazione, decisa da un decreto del 1999. Ma è proprio ai criteri di recapito fissati allora che si appella l’amministratore delegato di Poste, Massimo Sarmi, annunciando l’intenzione di presentare ricorso: «Abbiamo obbedito a un decreto - dice - se poi, all’interno di questi paletti, l’Autorità avesse ravvisato imprecisioni nella gestione, non bisogna dimenticare che tutto è avvenuto all’interno di un principio sancito dalla legge». Per il Garante, invece, Poste ha «privilegiato la sua controllata Postel, rendendo sostanzialmente inaccessibile il mercato liberalizzato ai concorrenti che effettuano attività di stampa e imbustamento delle comunicazioni postali delle grandi imprese». Inoltre ha «mantenuto per una parte importante del mercato e in particolare per alcuni importanti clienti, una tariffa di recapito inferiore alla tariffa di posta elettronica ibrida». Sarmi però respinge l’accusa, anzi contrattacca: «Sono meravigliato - afferma - del fatto che questa materia sia ancora regolamentata in Italia. In tutta Europa esiste la posta ibrida ma non c’è da nessuna parte un meccanismo speciale come questo». E conclude affermando che l’azienda si è sempre rifatta alle regole imposte dal legislatore. Un’attenuante riconosciuta anche dall’Authority guidata da Antonio Catricalà, che proprio per questo motivo, oltre che per l’impegno di Poste a tenere ferme le tariffe per i prossimi sei mesi, si è limitata a una sanzione tutto sommato modesta.