L’Antitrust su Generali: «Il consiglio non conta, comanda Mediobanca»

Il cda «ha un ruolo marginale» Capitalia si schiera nella partita per il rinnovo dei vertici: «Bernheim sta bene dov’è»

Marcello Zacché

da Milano

Il dossier Generali resta caldo: l’ultima ondata di calore è arrivata dall’Antitrust, che nelle pieghe del via libera condizionato all’acquisizione della Toro, ha svolto un’analisi spietata: nella compagnia comanda Mediobanca. Il consiglio d’amministrazione ha un ruolo «marginale», mentre l’organismo che conta è il comitato esecutivo, «quasi interamente riconducibile a Mediobanca». Poco importa se, ufficialmente, su sette membri ce ne sono 2 indipendenti e uno esecutivo. Per l’Antitrust non è così: su 7 ben 6 sono riconducibili a Mediobanca.
E se è vero che non spetta all’Antitrust vigilare sulla corporate governance, c’è da scommettere che le critiche espresse dall’autorità avranno il loro peso nella strada che, da qui a primavera, deve portare al rinnovo del consiglio della compagnia. Un rinnovo che potrebbe non essere solo di nomi, ma anche di governance. E di fronte a uno scenario sempre più complesso, con il ruolo di Mediobanca sotto i riflettori, non è un caso che il presidente dei Capitalia, Cesare Geronzi, abbia ieri preso una posizione ben precisa a favore dell’attuale presidente delle Generali: «Antoine Berhneim sta bene dove sta», ha detto ieri nell’assembela della sua banca. Allineandosi per tempo a quella schiera di azionisti del Leone (come la Cariplo di Giuseppe Guzzetti, ma anche i soci francesi di Mediobanca) che si sono già espressi sulla riconferma di Bernheim. E rendendo più difficile per chi avesse idee diverse portare avanti nuove condidature.
Di certo i rapporti tra Generali e Mediobanca, che detiene solo il 14% del gruppo triestino, terranno banco a lungo dopo l’uscita dell’Antitrust. Che ha tra l’altro rivelato che, nel dossier Toro, il gruppo francese Groupama avesse lamentato di aver presentato un’offerta per Toro migliore di quella di Generali, senza essere stata presa in considerazione da Mediobanca. Che nell’affare svolgeva il ruolo di advisor. Se poi si considera che Groupama è pure socio di Mediobanca, il quadro di un mega-pasticcio è completo. Ma l’Antitrust non si ferma qui. Dall’esame della partecipazione alle assemblee e dalla documentazione, rinvenuta presso Mediobanca, «risulta che la gestione degli affari dell’impresa di assicurazione è comunemente trattata all’interno della banca, non solo dai soggetti che hanno un ruolo di rilievo anche in Generali, come ad esempio i top managers, ma anche da dipendenti di Mediobanca».
Nel frattempo, in vista dei possibili nuovi sviluppi, il titolo continua a salire: ieri ha superato quota 33 euro per azione, in rialzo dello 0,5%.