L’Antitrust: troppi privilegi ai professionisti

«Non rinviabile» la riforma della normativa accusata di limitare l’accesso al mercato

da Milano

Avvocati e medici, commercialisti e notai: gli Ordini professionali (tutti, e non solo quelli citati) sono entrati nel mirino dell’Autorità antitrust per i «privilegi» che verrebbero attribuiti ai loro aderenti. Non solo, ma l’Antitrust accusa gli Ordini di essere chiusi, come delle consorterie, in cui la concorrenza tra i membri è vietata per statuto e in cui sono stabilite tariffe minime inderogabili a danno della clientela. E in ogni caso c’è un eccesso di regolamentazione che in molti casi arriva al divieto di farsi pubblicità.
«In Italia esiste una regolamentazione normativa in molti casi sproporzionata, che attribuisce ingiustificati privilegi ai professionisti: si limita così l'accesso al mercato e se ne riduce l'efficienza complessiva a danno dei consumatori» afferma la relazione dell'Antitrust sulle professioni, in cui l'Autorità chiede una riforma «improcrastinabile» del settore e dei codici che lo regolamentano. «Alcuni dei codici - afferma l'Antitrust - contengono disposizioni in cui, in modo più o meno espresso a seconda dei casi, la concorrenza viene vietata ovvero considerata un disvalore».
Nella segnalazione inviata a Parlamento e governo che accompagna la relazione, l'Autorità garante per la concorrenza individua quattro «aree critiche» che costituiscono «altrettanti freni al libero esplicarsi della concorrenza nel settore delle professioni: ruolo degli Ordini, tariffe inderogabili, limiti alla pubblicità, eccesso di regolamentazione normativa».
Sul primo punto, il Garante invita ad «operare un profondo ripensamento del ruolo svolto dagli Ordini». Il loro ruolo, afferma l'Autorità, deve infatti essere quello di «promuovere la formazione (per garantire l'aggiornamento dei professionisti a vantaggio degli utenti) e di vigilare sulla correttezza dei comportamenti degli iscritti. Bisogna quindi contrastare la tendenza a far ricadere nei codici deontologici aspetti spiccatamente regolatori dell'esercizio delle professioni, che non hanno niente a che vedere con questioni di ordine etico».
Da «eliminare», continua l'Antitrust, sono inoltre «le tariffe predeterminate inderogabili». I sistemi tariffari sono infatti «obsoleti, non funzionali a garantire il corretto funzionamento del mercato e, in ultima analisi, preposti alla tutela di posizioni di vantaggio acquisite». La loro eliminazione è quindi «ancora più importante per consentire lo svolgersi della concorrenza proprio a beneficio di un continuo miglioramento dei servizi professionali».
La pubblicità è la terza area critica: «Occorre introdurre il principio della libertà di mezzi e contenuti pubblicitari - afferma l'Autorità guidata da Antonio Catricalà - perché la pubblicità rappresenta uno strumento fondamentale di concorrenza. Le limitazioni sui contenuti dell'informazione pubblicitaria potrebbero essere giustificati solo in casi particolari. Ad esempio, potrebbero essere contemplate forme di regolamentazione della pubblicità per evitare la creazione di bisogni artificiali».
Infine, sottolinea ancora il Garante, «in Italia esiste una regolamentazione normativa in molti casi sproporzionata, che attribuisce ingiustificati privilegi ai professionisti: si limita così l'accesso al mercato e se ne riduce l'efficienza complessiva a danno dei consumatori». Secondo l'Autorità, che ricorda di aver già inviato solo nel biennio 2004-2005 sei segnalazioni a governo e Parlamento, «il regolatore dovrebbe quindi operare un ripensamento della coincidenza tra interessi pubblici e privati».
«Vanno perciò eliminate alcune riserve di attività, come le certificazioni di alcuni atti notarili o la vendita di medicinali da banco - afferma - e occorre ripensare il sistema di accesso alle attività professionali riservate. È necessario eliminare i vincoli allo svolgimento delle professioni in forma societaria ed è indispensabile porre un argine alla domanda di regolamentazione espressa dalle professioni non protette».
L'Antitrust sottolinea infine «la disponibilità dei professionisti, in molti casi, a modificare le regole ritenute obsolete a fronte invece di un atteggiamento del legislatore volto a tutelare posizioni conservative». L’Antitrust, comunque, «auspica che la riforma venga messa a punto con un coinvolgimento dell'Autorità. Occorre uno sforzo in termini di dialogo da parte di tutti i soggetti interessati. Ma se l'attività di confronto non dovesse condurre a risultati soddisfacenti, l'Autorità potrà valutare la possibilità di utilizzare, nelle ipotesi di lesione della concorrenza, i poteri di intervento istruttori che la legge le riconosce, ricorrendo, grazie al primato del diritto comunitario, alla disapplicazione delle norme interne» avverte.