L’antropologo sarà antirazzista ma cade sull’italiano

Toccante lettera a Repubblica di un giovane docente universitario, Riccardo Ciavolella, che, fresco di dottorato alla Bicocca, è uno dei promotori della petizione «Antropologi contro il razzismo». Parlando ai suoi studenti di storia dell’Africa - e quindi di «odio per il diverso, genocidi, apartheid colonialismo, tratta degli schiavi, epurazione etnica» - racconta a Repubblica che spesso gli sembra di parlare dell’Italia di oggi. Il prof si interroga: «Ogni volta che parlo in aula sento come un impulso istintivo all’autocensura perché criticando tale pazzia e insensatezza ho l’impressione di fare politica, perché sto parlando dell’oggi, del noi, del qui?». E si domanda se insieme agli immigrati non verranno prima o poi cacciati anche i professori come lui. Tutto da leggere il periodo decisivo: «A volte, con assurdo cinismo di cui spero si colga l’ironia, mi chiedo se non sia meglio che espellino, come fanno con i migranti anche noi docenti». Espellino?