L’antropologo sbocciato sotto il Partenone

Storico, antropologo, grande specialista nello studio della civiltà dell’antica Grecia, Jean-Pierre Vernant è stato direttore dell’Ecole pratique des hautes études ed è professore onorario al Collège de France, dove ha tenuto la cattedra di studi comparati delle religioni antiche dal 1975 al 1984. Fra le sue opere più significative ricordiamo L’universo, gli dèi, gli uomini (l’ultima edizione italiana è uscita quest’anno da Einaudi), Le astuzie dell’intelligenza nell’antica Grecia (Laterza, 2005), Mito e religione in Grecia antica (Donzelli, 2003), Figure, idoli, maschere (il Saggiatore, 2001), L’individuo, la morte, l’amore (Raffaello Cortina, 2000), Tra mito e politica (Raffaello Cortina, ’98). Quest’ultimo libro, che spazia dalla libertà degli antichi a quella dei moderni, dall’uomo religioso arcaico a quello politico, è un viaggio lungo due millenni in cui l’autore analizza le trasformazioni epocali della politica e dell’immaginario. In qualche modo, dunque, è l’ideale collegamento con l’ultima fatica dello studioso, Senza frontiere (in uscita da Raffaello Cortina). Qui le notazioni autobiografiche assumono il valore di testamento spirituale.