L’apertura di Bossi: «No al partito unico, sì alla federazione»

«L’unica condizione è uno statuto che garantisca la nostra autonomia perché vogliamo continuare a muoverci come meglio crediamo»

Adalberto Signore

da Roma

Tempo fa, Silvio Berlusconi un timido tentativo l’aveva fatto. Spiegando a Umberto Bossi che «una formula appropriata» per far entrare la Lega in un eventuale partito unico del centrodestra la si poteva quantomeno studiare. Ma sul punto il Senatùr è sempre stato categorico. «Il nostro - ha ripetuto in più d’una occasione - è un movimento che non può rinunciare alla sua autonomia, ne va dell’essenza stessa della Lega». E poi, «la gente del nord non capirebbe mai». Della sua specificità, in effetti, il Carroccio si è fatto sempre forte. Intanto dal punto di vista territoriale, essendo radicato esclusivamente sopra la linea del Po (e in particolare in Lombardia, Veneto e Piemonte). Ma pure sotto il profilo politico, visto che la ragione sociale della Lega è sempre stata l’autonomismo spinto (prima inteso come secessione, poi come federalismo).
Considerazioni, queste, su cui anche Berlusconi non ha avuto alcuna difficoltà a concordare, visto che «far entrare la Lega in un eventuale partito unico equivarrebbe a svuotarla della sua ragion d’essere». Così, dopo quel primo accenno, la questione è stata accantonata. E ancora ieri, al suo ritorno da Roma, il Senatùr andava ripetendo che «il partito unico è solo frutto delle chiacchiere dei giornali». E ancora: «Finché ci sarò io non si farà mai». Quello su cui stanno invece lavorando Bossi e Berlusconi è la federazione dei partiti del centrodestra, un passaggio praticamente obbligato nell’ottica del partito unico. E su questo punto un’intesa è possibile. Pur non guardando con entusiasmo la prospettiva della federazione, infatti, il Senatùr ha sostanzialmente dato il suo via libera. «La Lega - ha detto - potrebbe entrarci, anche se bisognerà elaborare uno Statuto che garantisca inequivocabilmente la nostra autonomia. Noi siamo sempre stati liberi e indipendenti dagli altri partiti e vogliamo poterci continuare a muovere come meglio crediamo». Insomma, anche se la strada non sarà in discesa, alla fine la Lega farà parte della federazione.
Un modo per mandare un altro segnale a Pier Ferdinando Casini dopo la manifestazione di Roma. A San Giovanni, infatti, era presente tutto il centrodestra salvo l’Udc. Con Berlusconi, Bossi e Gianfranco Fini che si sono abilmente palleggiati il comizio in perfetta armonia e cedendosi la parola a suon di lusinghe e apprezzamenti reciproci, tanto per dare un segnale più che mai eloquente di unità e compattezza. È chiaro che se il progetto della federazione dovesse andare avanti come sembra - arrivando peraltro a ricomprendere anche la Lega - per Casini sarebbe sembre più complicato (e rischioso) rimanere alla porta.
Se poi dalla federazione si dovesse davvero arrivare al Partito della libertà di cui parla da mesi Berlusconi, è chiaro che a quel punto la Lega si sgancerebbe. E farebbe valere le sue peculiarità territoriali e la sua ragione sociale (il federalismo) per limitarsi ad avere un rapporto federativo, sul modello di quello che esiste in Germania tra la Csu bavarese e la Cdu. Salvando così la sua specificità e pure il suo bagaglio di voti. «Che altrimenti - spiega un dirigente leghista - rischierebbe di essere terreno di caccia per qualcuna delle molte leghe locali che spuntano di tanto in tanto tra Lombardia, Veneto e Piemonte».