L’apertura Casini accelera: "Sì a una giustizia più moderna"

Roma - Misure per superare la crisi pro famiglia, riforma della giustizia in tempi brevi e riforme istituzionali, compreso il ritorno delle preferenze. Pier Ferdinando Casini ieri li ha citati come i temi sui quali maggioranza e opposizione dovrebbero incontrarsi, ma sono le condizioni che l’ex presidente della Camera pone a Silvio Berlusconi affinché il disgelo Pdl-Udc vada avanti.

Sulla giustizia Casini, intervistato dal Tg5, ha detto che la riforma è necessaria per la modernizzazione del Paese. Addirittura si è chiesto perché Silvio Berlusconi «abbia aspettato tanto a impostare un grande rinnovamento». Ma poi ha precisato, ogni cambiamento dovrà essere «rispettoso di tutti, dell’autonomia dei magistrati in primis». L’Udc, spiegano esponenti centristi, non è contraria alla separazione delle carriere, ma non vuole che la riforma apra le porte al controllo dei Pubblici ministeri da parte del potere politico. E vorrebbe segnali chiari sulla giustizia civile, ad esempio sulla durata dei processi.

Casini parla come se l’Udc potesse diventare la cerniera di una vastissima maggioranza parlamentare. Auspica «risposte basate sul buonsenso più che sulla destra o sulla sinistra». Ma, sulle riforme istituzionali, accanto a temi bipartisan, elenca cavalli di battaglia del suo partito: «Il Bicameralismo va superato. Va ridotto il numero dei parlamentari» ma si deve anche restituire «la possibilità di scelta ai cittadini con le preferenze» alle elezioni.

Quasi un programma elettorale per una nuova fase politica che dovrà iniziare con dei segnali forti, ad esempio contro la crisi. I dati Ocse vanno bene. «Sono contento, ma - precisa - non sono convinto, credo che la gente oggi stia soffrendo molto, le piccole e medie imprese stanno chiudendo, molti perdono il posto di lavoro e le famiglie hanno bisogno di ossigeno. Fino ad oggi sono state i veri elementi di attenuazione della crisi, hanno aiutato chi perdeva il lavoro, ma d’ora in poi è lo stato che deve aiutare le famiglie».
Indicazioni precise, per forza di cose rivolte ad un solo interlocutore e comunque ricette che possano diventare un minimo comune denominatore, buono per un arco parlamentare che va dal Pd a al Pdl. Impressione tanto vera che ieri il Partito democratico è rimasto sullo sfondo nei ragionamenti dell’ex presidente della Camera. Casini si è detto «abbastanza soddisfatto» del discorso di investitura di Pierluigi Bersani, «perché ha espresso disponibilità al confronto sulle riforme. Non è possibile - ha aggiunto - che l’opposizione si limiti a un cartello di no». C’è «un interesse del Paese che viene prima dell’interesse delle parti politiche». Parole pronunciate da chi sa bene che la linea dialogante del Pd non potrà durare molto.

Quando Bersani avrà preso posizione nella trincea del Pd, Casini farà le sue mosse, che non potranno essere a favore di chi, come il neo leader democratico, si è riproposto di recuperare anche la sinistra antagonista. Restano i rapporti con Berlusconi che Casini dice essere «imperniati su una parola, lealtà». Lealtà anche con gli elettori che hanno collocato l’Udc all’opposizione e con quel pezzo di Paese «che vuole una politica che esca dalle risse». La nuova fase non partirà sicuramente con le regionali. L’Udc andrà da sola. Ma «laddove ci sono amministratori seri, per bene, con programmi che ci convincono, certamente non avremo paura di essere contaminati e lo faremo guardando in faccia i nostri elettori». I centristi porranno condizioni e faranno scegliere gli altri. Per il momento avevano chiesto a Bersani di non candidare la Bresso e Vendola in Piemonte e in Puglia, ma il segretario Pd ha detto di non poter garantire niente. A sinistra, l’Udc non ha interlocutori. Nella maggioranza sì.