L’apertura del Papa: andrà nella Moschea Blu

Il premier turco Erdogan ora non esclude un incontro con il Pontefice all’aeroporto

Andrea Tornielli

da Roma

I gesti, si sa, possono valere più delle parole. Per questo dopo i fraintendimenti e le strumentalizzazioni seguite al discorso di Ratisbona, Benedetto XVI vuole compiere un gesto di amicizia nei confronti del mondo musulmano e visitare la grande moschea Sultanhamet di Istanbul, conosciuta anche come moschea Blu per il colore delle sue decorazioni, che sorge proprio di fronte a Santa Sofia, la grande basilica bizantina trasformata prima in luogo di culto islamico e quindi in museo. La notizia dell’eventualità di una visita fuori programma di Ratzinger nell’enorme tempio musulmano, che possiede sei minareti ed è superata soltanto dalla moschea della Mecca (che ne ha uno in più), è stata pubblicata ieri con evidenza dall’autorevole quotidiano turco Hürryet e in tono minore dal giornale conservatore Sabah. Hürryet attribuisce al Pontefice la volontà di compiere la visita, ma riconosce anche che si tratta solo di una eventualità non confermata.
Fonti giornalistiche turche hanno riferito che sarebbe stata la presidenza degli affari religiosi a suggerire al Vaticano di visitare la Moschea Blu. Un gesto definito «di apertura». Il Vaticano avrebbe accettato, per cui sarebbe allo studio una piccola modifica del programma in tale senso. Lo conferma al Giornale il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi: «Non si tratta di una notizia infondata. È vero che è allo studio la possibilità che il Papa compia una visita alla grande moschea dopo aver sostato, come da programma, a Santa Sofia». Le parole di Lombardi dicono dunque che il «fuori programma» sta per diventare programma e che davvero in Vaticano si sta lavorando per realizzare il significativo gesto giovedì 30 novembre, penultimo giorno del viaggio in Turchia. Il commento di Hürryet è favorevolissimo.
Se la visita all’imponente moschea Blu avverrà, non sarà la prima volta che un Papa mette piede all’interno di un grande luogo di culto islamico. Il 6 maggio 2001, nel corso della sua visita in Siria, Giovanni Paolo II era infatti entrato nella moschea degli Omayyadi di Damasco, perché invitato a farlo dalle autorità islamiche. Certo, in quella storica occasione, avvenuta tre mesi prima dell’11 settembre, il Papa aveva visitato un luogo sacro musulmano, che però un tempo era stato cristiano. Dentro la moschea, sorta dove prima c’era la cattedrale, è infatti ancora venerato il «memoriale» di Giovanni Battista, cioè la sua presunta tomba. Dunque Karol Wojtyla, che attraversò a fatica la grande e suggestiva costruzione, a piedi scalzi, spesso inciampando sugli enormi tappeti che rivestono tutto l’interno, si era in realtà fermato a pregare in luogo che prima di essere islamico era stato cristiano. Questa volta, invece, non sarà così, perché la moschea Sultanhamet è stata costruita come tale, decorata con maioliche dipinte provenienti dalla città di Iznik, pur risentendo, nelle forme architettoniche della basilica che gli sorge di fronte, a poche centinaia di metri, al di là della piazza.
Intanto da Ankara arriva anche un’altra notizia positiva: la possibilità di un incontro tra il Papa e il premier Tayyp Erdogan. Quest’ultimo, intervenendo a un programma della Tv islamica Tgrt, non ha escluso di riuscire a salutare Benedetto XVI: «Se gli orari coincidono, nascerà la possibilità di incontrarci con il Papa all’aeroporto di Ankara, al suo arrivo in Turchia». Com’è noto, il premier nei giorni della visita sarà impegnato al summit della Nato a Riga, in Lettonia.
Ieri l’agenzia nazionale turca Anadolu ha reso noto che Benedetto XVI ha fatto avere, tramite la Caritas e il vicario dell’Anatolia, 10mila euro per gli aiuti agli alluvionati di Batman e Iskenderun.