L’apocalisse di Prodi: «Bruceremo come Parigi»

Laura Cesaretti

da Roma

«È solo questione di tempo». Poi, prevede cupamente il leader dell’Unione Romano Prodi, l’Italia farà la fine della Francia di questi giorni, quella delle banlieue in fiamme e delle insorgenze di giovani islamici. Perché le periferie nostrane (Prodi deve aver preso nota dell’invettiva tv di Celentano contro le case popolari che «fanno venire l’esaurimento nervoso») sono «una tragedia», e, se non si interviene, presto «avremo tante Parigi».
Il Professore, che ieri era a Bologna a tirar le conclusioni di un seminario dal titolo «Semi d’ulivo», la vede così: «In Italia abbiamo le peggiori periferie d'Europa. Sono una tragedia umana». Ci sono anche isole felici, nel Belpaese: «Si vive bene nei paesini - spiega il candidato premier - quelli che io chiamo le “realaccerie” (probabilmente da Ermete Realacci, fondatore di Legambiente e deputato della Margherita, ndr) e si vive bene nel centro». Già, ma «non nelle periferie, dove c'è minore integrazione con gli immigrati, infelicità e condizioni di vita pessime anche dove vivono solo italiani». La questione abitativa, continua, «sta diventando un problema enorme», e va «costruita una politica della casa», ora troppo «frammentata» mentre deve diventare «nazionale», in capo al governo. Soluzione: «Occorre assolutamente mettere mano all'edilizia sociale, ricostruire le reti di protezione sociale». Altrimenti «avremo tante Parigi dappertutto». Resta da risolvere il problema dell’inserimento degli immigrati, ma anche qui a Prodi non mancano le idee: ci vuole una «Festa della cittadinanza». La cittadinanza, ricorda il leader dell’Ulivo, «è una mia mania», e quando viene concessa ad un immigrato, naturalmente «al termine di un percorso» durante il quale il nuovo cittadino abbia dimostrato «un’adeguata conoscenza della nostra lingua, legge e cultura», va istituita nei Comuni una «cerimonia solenne» per celebrare l’evento. In attesa della festa e prima che Roma - dopo Parigi - bruci, Prodi lancia un appello a Walter Veltroni perché solleciti «una riunione dei sindaci delle grandi città europee», al fine di «scambiarci informazioni e aiuti riguardo a questi grandi problemi».
Anche il ministro leghista Calderoli la vede nera, sia pur con altri toni e soluzioni (niente festa della cittadinanza, per dire). Ma pure per lui «la guerriglia metropolitana di Parigi è soltanto la punta di un iceberg» che presto emergerà, preconizza, «in tutti i Paesi che, in conseguenza di una politica coloniale, hanno dovuto accettare una forte immigrazione». E infine anche l’Italia dovrà «pagare lo stesso prezzo», a meno che «non venga messo uno stop all’invasione di immigrati irregolari». Che nella complessa metafora calderoliana rappresentano «la bomba», mentre «i cosiddetti movimenti mantenuti dalle amministrazioni del centrosinistra» rappresentano «il detonatore», e «l'omissione di chi dovrebbe reprimere queste due forme di illegalità» rappresenta «la mano che innesca il detonatore». Risultato: una potenziale esplosione che «può mettere a rischio il quieto vivere e la legalità, peggio che in Francia». Per evitarla, elenca Calderoli, occorre nell’ordine «reprimere i comportamenti illeciti dei centri sociali, allontanare gli irregolari» e - last but not least - «destinare ad altro servizio le toghe colorate politicamente o ideologicamente»: ne va «della pace del Paese».
Meno catastrofista del suo collega di partito e di governo, nonché di Prodi, è invece il titolare del Welfare Maroni, secondo il quale in Italia il rischio «non è certo quello dello scoppio di una rivolta sociale come sta avvenendo in Francia», perché in Italia «non si sta così male e le condizioni sociali non sono così drammatiche come dice Prodi». Piuttosto, «da noi c’è un altro problema: una parte consistente della sinistra ideologica non accetta le regole del vivere civile: l’esempio di Bologna è allarmante».