L’appassionata saga di Olmi tra i contadini bergamaschi

Nel 1978, impreveduto come un fulmine a ciel sereno, approdò al Festival di Cannes il film di Ermanno Olmi L’albero degli zoccoli, sorta di saga contadina intensa, appassionata quanto le vicende intrecciate di uomini, donne, vecchi, bambini, dislocate in sperdute contrade rurali simili a un mondo «altro» fatto di fatiche indicibili, indigenza e desolazione estreme. E, altrettanto imprevedutamente, in quel luogo incongruo di vanità, snobismo, fatua esibizione - appunto, Cannes ’78 - L’albero degli zoccoli conquistò di slancio una più che meritata Palma d’oro. E non poteva andare altrimenti, poiché Olmi in questo suo film ritorna con scrupolo rigoroso nelle zone poco frequentate della memoria popolare e, situando il racconto sul crinale tra Otto e Novecento (si parla del 1898, quando le cannonate di Bava Beccaris insanguinavano Milano), ci restituisce al vivo facce, gesti, dolori infiniti della Bergamasca. Per l’occasione, Olmi, pur non tacendo alcunché della cruenta, fangosa odissea del mondo contadino, non ricorre visibilmente a una lettura politica col suo dramma, ma piuttosto prospetta in tutta la sua vigorosa forza morale una testimonianza sincera, solidale con l’antica tragedia dei «dannati della terra», degli umiliati e offesi di sempre.

L’ALBERO DEGLI ZOCCOLI - Mondo H. Ent., euro 24,90