L’appello di De Corato: «Presepe in ogni casa»

Ieri è stata inaugurata la tradizionale mostra della Tazzinetta benefica

Roberta Cassina

Un presepe in ogni casa. «Perché i bambini non credano che duemila anni fa a Betlemme nacque un albero». Con queste parole il vicesindaco De Corato ieri ha esortato i milanesi a allestire il tradizionale presepe per Natale. L’occasione era d’oro: l’inaugurazione della 42ª mostra dei presepi della “Tazzinetta benefica”, aperta al pubblico fino al prossimo 7 gennaio. Protagonista, fin da subito, il valore culturale di una proposta che permette di mostrare la bellezza di queste opere nate dall’originalità e dalla fede dei loro creatori. Anche l’assessore al marketing territoriale del Comune Massimiliano Orsatti, dal canto suo, ha incitato i centri commerciali a tornare a proporre sui loro scaffali tutto ciò che occorre per rinnovare ogni anno questa tradizione.
Un appello in piena regola, dunque, un’indagine a campione nelle scuole materne aveva dimostrato che quasi la metà degli asili ha cancellato la tradizione. De Corato si è rivolto così a ogni milanese «affinché in ogni casa torni ad esserci un presepe. Bisogna riscoprire, e non occultare, questa importante tradizione religiosa cattolica che è il simbolo per eccellenza del Natale». De Corato ha insistito sulla necessità di questa memoria storica ben visibile per ogni famiglia. «Attraverso l'allestimento del presepe nelle nostre case - ha proseguito - possiamo raccontare ai bambini ciò che accadde più di duemila anni fa affinché capiscano che a Betlemme non fu certo piantato un albero». Il tono del vice sindaco si è fatto appassionato nel difendere un momento fondamentale di quella storia che costituisce la nostra identità. Monsignor Manganini, arciprete del Duomo, ha impartito la solenne benedizione ai presenti e alle 60 opere provenienti dalle più disparate province italiane. Roberto Fornero uno degli autori ha raccontato la passione di mesi di lavoro che ha finito per rafforzare anche la sua fede. I suoi presepi in effetti sono l’eccezionale risultato di una tecnica imparata da sé e di un’infinita pazienza, indispensabile nel lavorare un tronco di tiglio fino ad ottenerne una strada tortuosa popolata di uomini comuni che arrivano alla grotta in cui nasce Gesù. 3.200 pezzi di legno, sughero, pacchetti di fette biscottate, 3 viaggi a Roma hanno permesso a Guido di Lorenzo, calzolaio, di ambientare la Natività in un luogo per lui tanto affascinante come la Fontana di Trevi. Maresca ambienta la S. Natività in una conchiglia di ostrica che rappresenta la sua Napoli dove cerca di riportare la perizia e l’attenzione artigianale nella produzione del più tradizionale prodotto di Spaccanapoli. Questa la storia di alcuni presepisti. Ai milanesi spetta ora raccogliere l’accorato appello.