L’APPELLO AL GIP: «DOMICILIARI»

La giustizia dovrebbe essere uguale per tutti. Specie per chi è accusato di commettere lo stesso reato nel medesimo procedimento penale. E invece, a margine di un’inchiesta per traffico di sostanze stupefacenti, accade che ad alcuni presunti spacciatori il giudice conceda gli arresti domiciliari, ad altri invece no. Ma al di là delle motivazioni che stanno alla base delle decisioni del gip, c’è un retroscena che merita d’essere approfondito perché è comune (e snobbato) in molti processi. Al di là delle effettive responsabilità di uno degli arrestati (da tre mesi a Regina Coeli, incastrato - secondo le indagini della procura - da intercettazioni telefoniche) il giudice non ha tenuto conto di Samuele, il figlio del ragazzo recluso, un bambino di appena 4 anni che più di ogni altro ha accusato il colpo della separazione dal genitore. Da quando il padre è stato preso e arrestato a margine di una precedente inchiesta che aveva colpito un più nutrito gruppo di spacciatori, il piccolo ha iniziato a star male. Parecchio male. Al punto che la mamma, e i nonni, son dovuti ricorrere a più consulti medici perché la situazione si stava facendo preoccupante. Contemporaneamente hanno chiesto al giudice, ripetutamente, di concedere al papà di Samuele gli arresti domiciliari (provvedimento autorizzato ad altri coindagati, supportato da dichiarazioni del Sert sull’accertamento di tossicodipendenza) così da tranquillizzare il bambino che da mesi soffre di crisi d’ansia e respirazione. L’ultimo referto medico della Asl, datato 17 ottobre, parla chiaro: «Si certifica che il bambino Samuele (...) presenta crisi asmatiche notturne di probabile origine psicogena. Tali episodi sono andati aumentando da quando il paziente ha subito l’allontanamento del padre». Precedentemente uno specialista in psichiatria forense, docente universitario de La Sapienza, va oltre: «Si certifica che il piccolo Samuele (...) di anni 4 è da tempo seguito in quanto ha frequenti disturbi del comportamento. Tale quadro è peggiorato notevolmente in seguito all’allontanamento della figura paterna». Anche il papà del piccolo, messo al corrente delle condizioni del bambino, ha scritto al giudice. Poche righe. Queste: «Mi chiamo (...) sono tossicodipendente da cocaina da circa 10 anni e seguito dal Sert di (...) dal 2002. E’ la prima volta che entro in carcere, ho sempre lavorato ma per causa della cocaina mi ritrovo in questo guaio più grande di me. È un guaio anche per la mia famiglia, per mia moglie e soprattutto per mio figlio Samuele, che rischio di perdere...».