"Ma l’appello non avrà effetto"

Alberto Ambreck, titolare di una delle farmacie più frequentate di Milano: "Il codice va rispettato: tutti abbiamo le mani legate"

Milano - «Chi viene nella mia farmacia per comprare la pillola del giorno dopo non è, evidentemente, cattolico. Quindi non dovrebbe essere troppo preoccupato da quanto dice il Papa». Così Alberto Ambreck, titolare di una delle farmacie più frequentate di Milano, commenta l’appello lanciato ieri da Benedetto XVI.

I farmacisti devono avere facoltà di rifiutarsi di vendere la pillola del giorno dopo?
«Un credente ha l’obbligo di prendere in considerazione quanto indicato dal Papa. Ma l’appello non potrà avere effetto pratico».

Perché?
«Io devo tenere conto solo delle regole deontologiche della mia professione, che mi obbligano, una volta ottenuta e verificata la ricetta, a vendere il farmaco. Qualora non avessi il prodotto in magazzino, quelle regole mi impongono di ordinarlo e di consegnarlo nel più breve tempo possibile».

Non cambierà nulla allora?
«Se il pontefice auspica l’introduzione dell’obiezione di coscienza deve rivolgere le sue parole non al mondo dei farmacisti ma a quello istituzionale, l’unico che possa modificare il codice. Fino ad allora tutti i farmacisti, cattolici o no, avranno le mani legate e dovranno vendere il farmaco».

La clausola di coscienza può creare problemi?
«Causerebbe senza dubbio difficoltà: il 90 per cento delle persone sa già quello che vuole in farmacia; anche il preservativo, prima richiesto con imbarazzo e solo dagli uomini, è ormai un articolo di acquisto comune».