L’appello di Papa Ratzinger: «Liberate Pinna»

Andrea Tornielli

da Roma

Benedetto XVI è vicino alle vittime dei sequestri e alle loro famiglie. Papa Ratzinger lo ha detto al termine dell’Angelus recitato a mezzogiorno di ieri dalla finestra del suo studio, citando il nome di Giovanni Battista Pinna, allevatore di Bonorva, nel sassarese, da oltre un mese nelle mani dei rapitori.
«Da più parti – ha detto il Pontefice – mi giungono richieste di intervento in favore di persone che, in diversi Paesi del mondo, sono vittime di sequestri». Proprio in questi giorni, alla ribalta della cronaca c’è il caso del fotoreporter Gabriele Torsello, italiano convertito alla fede islamica, sequestrato in Afghanistan mentre svolgeva il suo lavoro. «Mentre ribadisco la più ferma condanna di questo crimine – ha aggiunto Benedetto XVI riferendosi a tutti i rapimenti – assicuro il mio ricordo nella preghiera per tutte le vittime e per i loro familiari e amici». Il Papa ha quindi accennato a un caso particolare, poco seguito dalle cronache nazionali. «In particolare – ha detto il Pontefice – mi unisco al pressante appello recentemente rivoltomi dall’arcivescovo e dalla comunità di Sassari in favore del signor Giovanni Battista Pinna, rapito il 14 settembre scorso, perché sia presto restituito ai suoi cari».
Il rapimento di Pinna è avvenuto in realtà il 19 settembre, non il 14 e l’accorato appello del Papa è stato motivato dalla richiesta della diocesi di Sassari e dalle concomitanti manifestazione in favore della liberazione dell’ostaggio organizzate nella sua città. Qualcuno si è chiesto perché Ratzinger abbia ricordato l’allevatore sardo e non abbia citato il caso Torsello. Da quanto si apprende, non erano arrivate alla Santa Sede richieste in questo senso ed è probabile che la Segreteria di Stato abbia voluto evitare appelli specifici che potrebbero avere effetti controproducenti nelle menti dei fondamentalisti dopo l’incidente di Ratisbona.
Un altro dei casi ormai dimenticati riguarda Ingrid Betancourt, candidata alla presidenziali in Colombia, rapita dalla guerriglia nel 2002, della quale non si hanno più notizie. Proprio la Colombia, con le sue tremila vittime di rapimenti all’anno, è il Paese che detiene un triste primato mondiale.
Nei prossimi giorni Benedetto XVI darà inizio al valzer delle nomine nella Curia romana: i primi ad essere «dimissionati» per limiti d’età saranno il cardinale Francesco Marchisano, arciprete della basilica di San Pietro (il successore c’è già, è l’arcivescovo Angelo Comastri che da oltre un anno collabora con lo stesso Marchisano e gestisce la Fabbrica di San Pietro), e il cardinale Darío Castrillón Hoyos, Prefetto della Congregazione del clero e presidente della commissione «Ecclesia Dei», che si occupa dei rapporti con il mondo tradizionalista. Castrillón sarà sostituito nel primo incarico, ma manterrà il secondo continuando dunque a gestire la non facile trattativa con i lefebvriani. Al posto di Castrillón il Papa ha deciso di chiamare in Curia un cardinale brasiliano, Claudio Hummes, 72 anni, arcivescovo di San Paolo.