L’APPELLO

Don Davanzo, direttore della Caritas: « Non si può pensare che scompaiano. Le piccole realtà sono più facili da controllare»

Luca Moriconi

«La cosa preoccupante è che, a partire da questi episodi di criminalità, si arrivi poi a meccanismi di generalizzazione che non rispettano la complessità della realtà». Per don Roberto Davanzo, direttore della Caritas ambrosiana, i fatti di violenza che hanno interessato Milano nelle ultime settimane non si risolveranno semplicemente con sgomberi forzati di intere baraccopoli dalle periferie cittadine.
«Queste persone non sono fantasmi - ha detto don Davanzo ieri mattina, a margine della presentazione del quarto rapporto sulle povertà -, non si può pensare che una volta cacciati scompaiano definitivamente». Per Davanzo la soluzione non è allontanare, quanto decentrare i rom in tanti piccoli campi di accoglienza: «In questo modo il controllo della legalità è maggiore, e in piccole realtà come queste è più facile che l'humus della violenza, che in questi giorni sta sconvolgendo Milano, non attecchisca».
No alle logiche di allontanamento incontrollato, di conseguenza no alla proposta dello sgombero dei campi nomadi nella zona di via Triboniano: «Cerchiamo di spendere soldi in una prospettiva di lungimiranza. Mi sembra che questa proposta vedrà sfumare tutto nel giro di due mesi. Noi abbiamo da sempre espresso le nostre perplessità. Il timore è che si riproponga ciò che è già accaduto, con le persone sgomberate che nel giro di pochi mesi rioccupano i luoghi in questione, rendendo vano il grosso impegno economico che il Comune vuole sostenere».
E proprio agli enti amministrativi Davanzo rivolge l’invito a lavorare insieme, senza divisioni: «Questi problemi non possono essere affrontati in modo diverso, a seconda del colore dell’amministrazione politica. Occorre collaborazione tra comuni, Provincia e Regione. La quale, tra le altre cose, deve rifinanziare una legge del '97 per cui ha già ricevuto i fondi europei, ma sulla quale è rimasta inadempiente».