L’Aquila, la gente nelle tende. Il sindaco in villa

Una trentina in tutto i parenti (cognati compresi) del primo cittadino alloggiati nel residence. E nel complesso residenziale davanti alla spiaggia ci sono anche una piscina e un ristorante

nostro inviato a Tortoreto
(Giulianova)

Una villa in un residence extralusso. Centodieci metri quadrati su due livelli, doppi servizi, tre camere, salone, tv al plasma, aria condizionata, garage, giardino panoramico vista mare, angolo piscina (con idromassaggio). Prezzo stimato, chiavi in mano: 400mila euro. Tanto vale l’esclusiva residenza post terremoto assegnata alla famiglia del sindaco Pd dell’Aquila, Massimo Cialente.
Niente tenda o un albergo iperaffollato di quart’ordine della costa adriatica nemmeno per le (cinque) famiglie dei fratelli e sorelle della moglie del primo cittadino, che si dividono appartamenti e ville di questo splendido resort sulle colline di Tortoreto, dirimpetto l’Aquapark, a pochi chilometri dalla spiaggia che un apposito servizio di bus-navetta collega svariate volte al giorno. Nella mattina in cui i terremotati abruzzesi marciano su Roma per piantare grane a piazza Montecitorio, il sole picchia duro sugli ombrelloni bianchi che circondano il ristorante circondato da palme, cicas e ricosperno che s’affaccia sulla piscina a esse del «Borgo il Castello», complesso residenziale realizzato da due costruttori aquilani (Marinelli e Vittorini) per essere interamente venduto in tutte le sue 59 unità residenziali, salvo poi toglierlo dal mercato per metterlo a disposizione dei più bisognosi sfrattati dal sisma. «Si tratta di appartamenti che sono in vendita a 250mila euro e di ville che solitamente vengono cedute di media per 400mila – ci spiega Peppe D’Alessandro, responsabile in loco della struttura -, Massimo (Cialente ndr), che è molto amico di Vittorini, ha quella villa lì, la cognata invece sta in quell’altra villa dalla parte opposta della piscina, proprio là...» dove intanto s’apre la porta ed esce la suocera del sindaco con nipotini al seguito. «È un bel gesto che hanno fatto i proprietari», sibila Peppe, alludendo ai sicuri mancati introiti dovuti a cause di forza maggiore. Un bel gesto, certo. Ma come spiegare tutte quelle persone, una trentina tra parenti e affini di Massimo Cialente, passati dall’inferno al paradiso a cinque stelle? Un caso? Una raccomandazione?

Non si sbilancia il giovane Antonio, responsabile organizzativo del resort: «Io non so niente sul sindaco se non che talvolta lo vedo arrivare la sera tardi e poi lo rivedo andare via la mattina presto. L’ultima volta che l’ho incontrato è stato domenica scorsa, quando è venuto all’inaugurazione». Conferma tutto la suocera di Cialente, che dopo pranzo saluta le figlie al ristorante e si dirige alla villa, quella del sindaco-genero, appunto. La incrociamo sull’uscio della villa in mattoncini spatolata di un pallido rosso pompeiano. «Sì, questa è effettivamente la casa di Massimo che oggi sta a Roma. È su due piani. Qui, sparse un po’ sopra e un po’ dall’altra parte, ci sono anche le altre mie figlie, e mio figlio sta qua sotto. Siamo state fortunate, sa? Non sa quanti problemi abbiamo avuto quando stavamo dall’altra parte, al camping d’Abruzzo, che ci hanno mandato via». E Massimo, vive qua o nella famosa roulotte all’Aquila? Imbarazzo della signora. «Beh... qui non ci sta molto, viene ogni tanto. Per motivi che potete capire, lui effettivamente lavora molto all’Aquila e resta là per la notte. Ha dormito tanto nella roulotte che all’inizio hanno pure danneggiato. Se proprio devo ricordare quando è venuto qui... beh... è stato per l’inaugurazione, l’altro giorno. Il costruttore è amico suo, ha insistito, non poteva dirgli di no». Proviamo a chiamarlo, il costruttore. Romano Marinelli risponde al cellulare. «No, guardi, non c’è niente di misterioso sull’assegnazione a Massimo Cialente. Io nemmeno lo sapevo che veniva a stare da noi, a quanto ne so tutti i nominativi delle persone arrivate dall’Aquila dopo il terremoto ci sono stati forniti dalla Protezione civile. Chiedete a loro, nessuna raccomandazione».

Trascorrono le ore, la vita si anima anche nella piscina scavata nel cortile interno al piano superiore. Dall’ingresso principale lungo la via Panoramica costeggiata di girasoli fanno la spola macchine di media e grossa cilindrata. Almeno quattro sfoggiano sul parabrezza le palette dei vigili urbani dell’Aquila, un’altra ha appiccicato al finestrino un adesivo del Comune. Non resta che sentire il sindaco, che sta rientrando all’Aquila dalla Capitale. «La fortunata sistemazione – dice - è stata trovata dopo che ci hanno mandato via dal bungalow del camping di Roseto. A tutto ci ha pensato quel sant’uomo di Alessandrini, che è il dirigente della Protezione civile che insieme ai prefetti ogni giorno fa i miracoli per dare una sistemazione agli sfollati costretti a lasciare il posto in quelle strutture dove bisogna fare fronte alle prenotazioni. Ci hanno mandato lì – continua il sindaco – insieme ad altre persone di quel camping. Non c’è niente di strano. Io, personalmente, vivo in un camper disastrato...». Cialente ammette di conoscere i costruttori del resort, ma la cosa, e la telefonata, finisce qui. Poi Cialente richiama, parla criptato, quasi minaccioso. Non è più socievole e disponibile come prima: «Le volevo dire che ieri la sua telefonata mi era stata preannunciata da un grande gruppo. Sono sicuro che capirà...». No, non capiamo. Il problema vero è se leggendo quest’articolo, e guardando queste foto, capiranno i concittadini delle tendopoli assai meno fortunati del primo cittadino.