L’Arabia libera una donna e imprigiona le altre

Per un tabù che cade, un’altra prigione che si alza per le donne saudite. Mentre il regime pensa di autorizzare per la prima volta nella storia la partecipazione di una donna alle Olimpiadi di Londra 2012, la polizia religiosa annuncia un provvedimento choc, una sorta di escamotage per imporre il burka a molte più connazionali di quante già non lo indossino nel Paese. «I miei uomini obbligheranno le donne a coprire anche i loro occhi, soprattutto quelli che provocano turbamento», ha fatto sapere il portavoce del Comitato saudita per la promozione della virtù e della prevenzione del vizio.
Lo sguardo «provocante» - curioso capire come verrà stabilito quale lo sia e quale no - condannerà dunque le donne a un velo sul velo che già viene indossato dalla maggior parte di esse. Una condanna per nascita. Una prigione nella prigione. Un orrore che difficilmente potrà essere riparato dalla notizia della possibile partecipazione di una saudita, la cavallerizza Dalma Rushdi Malhas, già vincitrice delle giovanili di Singapore nell’equitazione, alle prossime Olimpiadi. La violazione dei nuovi dettami, pronti a diventare legge, sarà punita con pubbliche frustate. E su Youtube già circolano le immagini dei poliziotti impegnati a far rispettare le regole.
Da una parte alcune aperture simboliche, dall’altra molte chiusure concrete. È quello che accade in Arabia saudita, dove proprio in questi giorni un gruppo di ragazze ha ottenuto la licenza per guidare un trenino che trasporterà le studentesse dell’università femminile di Riad dall’ateneo al campus. Il tutto mentre nel Paese, nonostante la protesta di molte saudite esplosa in estate, la guida è praticamente proibita alle donne.
Così anche la notizia che la diciottenne Dalma potrebbe gareggiare a Londra assume un altro significato quando si scopre che le autorità si starebbero decidendo solo dopo le forti pressioni del presidente della Commissione Donne e Sport del Cio (che ha avvertito anche Qatar e Brunei): senza donne nelle delegazioni, la partecipazione ai Giochi è a rischio. Un ultimatum necessario per un Paese il cui sovrano Abdullah bin Abdul Aziz ha annunciato solo ad agosto la concessione del diritto di voto alle donne. Concessione sì, ma solo nel 2015.