L’Arabia Saudita baluardo contro gli estremisti

Un paio di giorni fa, in un dibattito televisivo, il direttore della rivista Critica Sociale, dopo aver evidenziato il ruolo dei cosiddetti «Stati-canaglia» nei continui attentati che devastano il mondo, ha menzionato quale Stato-canaglia l’Arabia Saudita. A mio avviso si tratta di un equivoco. L’Arabia Saudita è in realtà uno dei principali obiettivi che gli estremisti islamici vogliono colpire. Essa, pur rigidamente ortodossa quanto a osservanza del Corano, è una importante alleata degli Stati Uniti e dell’Europa, e questa sua posizione smentisce radicalmente proprio la tesi della «guerra santa» contro gli infedeli, con la quale i fanatici indottrinano le masse. Facciamo bene attenzione. Il giorno in cui la monarchia di Riad dovesse cadere, tutti noi dovremmo tremare per la sopravvivenza della nostra civiltà. Sarebbe la «terza fase» della «escalation» terroristica. La prima risale al fatale 1952, quando Nasser prese il potere in Egitto. La seconda al terribile 1979, che (ventisette anni dopo) segnò il trionfo di Khomeini nell’Iran. Guai se, magari nel 2006, dopo altri ventisette anni, una nuova «Repubblica islamica» dovesse conquistare in Arabia, nello stesso tempo, il potere economico del petrolio e il simbolo religioso della Mecca!