L’Arabia Saudita gela le richieste di Bush sull’Iran

Riad: «Non potete chiederci di isolare Teheran, è un Paese vicino, non abbiamo niente contro»

da Riad

Non c’è solo il petrolio nel viaggio saudita di George W. Bush, penultima tappa del tour mediorientale che oggi porterà il presidente americano al Cairo. Ma purtroppo per lui, anche su altri argomenti non sembra che a Riad abbiano dato troppe soddisfazioni al leader degli Stati Uniti. I sauditi hanno dato risposte non incoraggianti alle richieste Usa di sostenere il processo di pace tra israeliani e palestinesi e di aiutare Washington a isolare l’Iran.
Il ministro degli Esteri saudita Saud al-Faisal, in una conferenza stampa congiunta con la Rice (appena tornata a Riad dall’Irak, dove ha fatto una breve visita non annunciata al premier Al Maliki), ha detto infatti che il suo paese «non ha niente contro l’Iran» che è «un Paese vicino e un Paese importante nella regione». A Riad, evidentemente, le posizioni anti-iraniane di Bush appaiono troppo radicali e al rischio di un incendio nel Golfo dalle conseguenze imprevedibili si preferisce un approccio più prudente.
Circa la richiesta americana di fare tutto il possibile per sostenere il negoziato di pace israelo-palestinese e di tendere la mano a Israele, il ministro saudita (che aveva partecipato alla conferenza di Annapolis) ha detto che l’Arabia Saudita «ha già fatto tutto il possibile» su questo fronte e non vede cosa altro possa essere fatto. I sauditi sostengono che un avvicinamento a Gerusalemme può giungere solo dopo un accordo di pace, la nascita di uno Stato palestinese, la restituzione dei territori occupati da Israele nel 1967.
Una serie di risultati deludenti, ai quali potrebbe fare da parziale contrappeso un eventuale sì saudita all’offerta americana di un pacchetto militare del valore di 20 miliardi di dollari, comprendente missili a guida laser. Ma anche questa è, appunto, solo un’ipotesi. Anche perché un freno potrebbe venire dalla stessa Washington, dove al Congresso sono in molti a non gradire la prospettiva di un’Arabia Saudita armata fino ai denti: vuoi perché si tratta comunque di uno Stato considerato debole e a rischio di sollevazione islamica, vuoi perché gli israeliani certamente non apprezzano.
Ieri sera, la visita di Bush si è conclusa con una cena nella fascinosa atmosfera del deserto. Il presidente americano ha indossato per l’occasione un caffetano nero foderato di pelliccia (a Riad e dintorni fa insolitamente freddo e piove insistentemente) e si è recato nell’ oasi di Janadriya, una spettacolare tenuta tra le dune di sabbia a 50 chilometri dalla capitale, proprietà personale del re Abdullah. A Bush sono stati mostrati con orgoglio i più bei cavalli della scuderia del sovrano, celebre per essere dotata di aria condizionata e idromassaggio.