L’arabo che disegnò il mondo chiacchierando coi mercanti

Marco Meschini

Il re normanno gusta a lenti e meditati passi l'ampiezza del suo potere. Dalla Conca d'Oro in Palermo sa che nessuno oserà, per molto tempo, muovergli guerra. Giusto l'anno prima ha battuto senza appello papa Innocenzo II sul Garigliano, ribaltando così l'andamento di una guerra - di una rivolta, ai suoi occhi - che l'aveva visto sconfitto nell'ottobre del 1137, a Foggia. Era stato quando aveva osato disdegnare le profferte di pace di quell'abate che taluni dicevano santo, quel Bernardo di Clairvaux che ficcava il naso in questioni non sue... Casi e smacchi ormai passati: nel 1140 Ruggero II è più che mai saldo sul trono di Sicilia.
E nel bel mezzo del trionfo Ruggero vuole sapere. Vuole conoscere da dove e sino a dove si spinge il suo potere. Vuole aver nozione di città e di confini, dei nomi dei popoli sottomessi e di quelli nemici, di vie marittime e vie terrestri, e mari e fiumi e golfi che bagnano le sue terre. E anche più in là. Vuole poter vedere, anzi toccare con mano l'ampiezza del suo comando. Desidera un'opera di geografia che gli restituisca l'imago dominatus, l'immagine del suo dominio.
Per realizzarla chiama a sé un dotto musulmano, offrendogli l'occasione della vita: avrà a disposizione un grande disco d'argento massiccio, del peso di 400 libbre, diviso in sezioni, perché vi incida sopra un planisfero, un'imago mundi. E Abu Abd Allah Muhammad al-Idrisi passa all'opera, e alla storia: per circa quindici anni studia, interroga, chiede resoconti a mercanti e viaggiatori, controlla e verifica, anche perché il re di tanto in tanto interviene di persona, ricorrendo quando occorre alla bussola per accertare che non vi siano errori.
E non è di poche pretese, il re. Vuole conoscere i suoi domini e quelli del mondo intero, con una descrizione completa di città e campagne, mari e monti, fiumi, pianure e valli, e persino la densità della popolazione. E ancora: quali piante, frutti e cereali vengono prodotti da quella e quell'altra regione? Quali i mestieri e le arti che vi sono maggiormente praticati? Quali commerci si effettuano? Cosa si esporta o importa? Quali sono gli usi e i costumi delle popolazioni delle diverse contrade del mondo? E il loro carattere, la religione, la lingua, il modo di vestire? In breve il planisfero argenteo non basta più e un libro sempre più voluminoso gli prende forma accanto: è il Kitab Nuzhat al-mushtaq fi-ikhtiraq al-afaq, ovvero il «Libro dello svago per chi desidera percorrere le regioni», noto anche più semplicemente come l'al-Kitab al-Rudjari, «il libro di Ruggero». In altri termini, una delle opere di geografia enciclopedica più famose di tutto il Medioevo, per quanto talora criticata per via della sua dipendenza da altre fonti. Ma come poteva essere altrimenti? Le settanta mappe parziali che lo corredano possono essere ricomposte in un'unica enorme mappa che si estende dallo stretto di Gibilterra all'Anatolia, a Bagdad e al Mar Nero, avendo per base l'Equatore e per altezza il centro Europa e la Russia meridionale. Sulla scorta di Tolomeo, al-Idrisi pensò il mondo suddiviso in sette «climi», ciascuno articolato in dieci sezioni. Terminato il lavoro nel 1154, Idrisi si ritirò a riposare godendo della gloria e delle ricchezze con le quali il re l'aveva ricoperto. Lui che, nato a Ceuta intorno al 1100, avrebbe atteso il 1162 per chiudere gli occhi e assurgere a nome imperituro della scienza d'ogni epoca.