L’arancione diventa una sfumatura del Pdl

Onestamente, Sandro Biasotti è riuscito a stupirmi un’altra volta. Pensavo che - con il suo indiscusso carisma, con la sua capacità di toccare le corde popolari, a volte anche con argomenti populisti ma efficaci, con la sua barba mai barbosa - non riuscisse ad essere un gran deputato.
Temevo che l’oscuro lavoro d’aula e di commissione, quello schiacciare bottoni come soldatini disciplinati, quell’«ozio senza riposo, fatica senza lavoro» fotografato divinamente da un vecchio democristiano (alcune fonti parlano di Piccioni, altre di Gonella), non facesse per lui. Troppo leader per essere peone, troppo solista per essere intruppato, troppo biasottiano per essere pidiellino.
Invece, Sandro mi ha smentito. E, fino ad oggi, è stato un ottimo deputato, un secchione. Alto livello di presenze e disciplina in aula e, soprattutto, una partecipazione incisiva ai lavori della commissione Trasporti, dove è capogruppo per il Pdl e si è occupato di importanti vicende: dai soldi per il Terzo Valico (ai quali, però, non credo finchè non li vedo, dopo tutte le volte che sono stati annunciati) al caso Alitalia, di cui è stato spekaer per tutto il centrodestra alla Camera, fino al calmiere per i prezzi dei voli Genova-Roma.
Insomma, l’«onorevole Biasotti» (concetto diverso da Sandro Biasotti, su cui il giudizio lusinghiero era già ottimo e abbondante), mi ha stupito positivamente.
Il problema è che ora - visto che sarà lui il candidato presidente del centrodestra riprendendo il discorso interrotto dopo la legislatura regionale 2000-2005, quando aveva governato molto bene - a mio parere quel percorso deve interrompersi. Cioè credo che, nel momento in cui la sua candidatura sarà ufficiale, spero prima possibile, Sandro debba dimettersi immediatamente da Montecitorio, per tuffarsi nella campagna per le regionali.
E questo per un doppio ordine di motivi. Il primo è che il candidato con il «paracadute», difficilmente vince. Un po’, perchè, solitamente, è sfavorito. Un po’ perchè gli elettori diffidano da quelli che comunque cadono in piedi. Non ha vinto Buttiglione a Torino, non ha vinto Rutelli a Roma, non ha vinto Bondi alla provincia di Massa Carrara, non ha vinto la Finocchiaro in Sicilia. E l’elenco - che pure, va detto per onestà intellettuale, comprende alcuni casi in senso diametralmente opposto - è lunghissimo.
Il secondo motivo per cui le dimissioni immediate del Biasotti candidato sarebbero utilissime è strettamente legato alla campagna elettorale. Sandro - che far l’altro lascerebbe spazio alla Camera a un raffinato intellettuale come Alessandro Gianmoena, una delle più belle sorprese politiche della lista Pdl, quindi passerebbe il testimone più che degnamente - deve buttarsi quanto prima nella campagna elettorale.
Claudio Burlando, candidato del Pd, dopo essersi fatto vedere a Recco a portare madonne in processione, sta stanziando soldi della Regione per la viabilità di ex strade statali in tutte e quattro le province liguri, taglia nastri a ritmi industriali (spesso ri-inaugurando opere già inaugurate) e, dall’inizio dell’anno ha già avuto tredici incontri con gli amministratori di 110 Comuni. (...)