L’arbitro inventa la par condicio Pato si regala un dieci e lode

Magari non succederà nulla, anzi è quasi certo. Ma è bello sapere che qualcuno voglia fare la guerra a Sepp Blatter, monarca della Fifa, nella corsa alla presidenza della Fifa, in programma il 1° giugno. Il nostro amico arriva dal Kansas, si chiama Grant Wahl, ha 37 anni, fa il giornalista, è fra le firme più apprezzate di Sports Illustrated. Nel suo web spiega: «No, non sto scherzando, voglio destituire il grande vecchio del calcio internazionale. Avete visto chi è in lizza contro Blatter che da tempo sta lavorando per ottenere il quarto mandato? Mohamed Bin Hammam, dirigente del Quatar, presidente della Confederazione Asiatica. Ma è solo un altro insider della congregazione mondiale in una elezione che ha disperatamente bisogno di un outsider». Wahl parla con sospetto dell’assegnazione del Mondiale alla Russia nel 2018 e al Qatar nel 2002 e ricorda come due membri del Comitato Esecutivo siano stati sospesi per aver cercato di vendere il proprio voto. Secondo il giornalista americano, lo stesso Blatter ha ammesso che la Fifa non brilla per reputazione e credibilità: «Fidatevi di noi, ha aggiunto il presidentissimo. Ma siamo forse a Scherzi a parte? È come fidarsi di un vincitore del Tour de France di ciclismo che sovrintende al programma antidoping…».
Nel suo programma elettorale figurano cinque punti basilari: tolleranza zero contro la corruzione interna, addio ai gol fantasma con i sensori sulla linea di porta, quote rosa in tutti gli organigramma, nessun limite sulla nazionalità degli arbitri, presidenza ridotta a 2 anni. Per farsi pubblicità a costo zero ha avviato una campagna sul web aprendo una pagina su Facebook e raccogliendo firme (finora 2mila) su Twitter. Inoltre ha confezionato uno spot video. Ma a votare è un’oligarchia che odia il rinascimento e incespica sull’equazione etica uguale business.
Che un giornalista occupi posti di rilievo nel calcio, non è una novità. Vittorio Pozzo, il ct dell’Italia bicampione del mondo nel 1934 e nel 1938, era inviato de La Stampa: subito dopo il primo successo scrisse una pagina per il quotidiano torinese senza mai nominarsi. Era giornalista anche Fulvio Bernardini che raccolse l’eredità di Edmondo Fabbri sulla panchina azzurra dopo il flop in Inghilterra nel 1974. Cesare Baretti lasciò la direzione di Tuttosport per dirigere la Lega Calcio negli anni 80. E giornalisti furono gl’inventori della Coppa dei Campioni e del Pallone d’Oro. E poi va bene chiunque possa fare da antivirus a Blatter per rinnovare il calcio.