L’arbitro Pirrone: «Così venivano truccati i bussolotti dei sorteggi»

C’è chi perde la bussola e chi i bussolotti. Riccardo Pirrone, arbitro messinese, alla fine per non aver chiuso gli occhi ha perso il fischietto. E ora che la tempesta travolge il sistema calcio e non risparmia certo le giacchette nere, l’ex direttore racconta come venivano pilotati i bussolotti nell’urna. Ecco il verbale del suo interrogatorio. Nel ’99/2000 arrivano come designatori Pairetto e Bergamo che introducono il sorteggio con le «griglie». E il clima cambia. «Nei due campionati che seguirono io e tanti altri validi colleghi non fummo mai messi in condizione di emergere», spiega. «Voglio dire che con l’arrivo dei due nuovi designatori sono stato totalmente emarginato, a differenza di altri che hanno ottenuto gratificazioni dai due commissari». Pirrone nel 2001 si sente messo in un angolo e medita il ritiro, litiga pure con un collega (Ayroldi di Molfetta) che lo scalcia, ma Bergamo prende le difese del pugliese. Il messinese lascia. Oggi racconta i suoi dubbi sull’«affidabilità e genuinità delle operazioni di sorteggio» del duo. «È capitato spesso che una pallina si aprisse durante il sorteggio», racconta. E, visto che accadeva di frequente e solo ai bussolotti con gli arbitri e non a quelli con le partite, secondo lui questa anomalia «era posta in essere appositamente per individuare e mantenere il controllo di quella determinata pallina una volta riposizionata all’interno dell’urna». Insomma, per Pirrone, quando Bergamo, Pairetto e la segretaria della Can Fazi infilavano i bigliettini con i nomi degli arbitri nei bussolotti, chiudevano male quello con il fischietto «amico» in modo da poterlo individuare ed estrarre al momento opportuno, dopo aver estratto la partita «calda», per accomodare l’abbinamento. Eppure, anche se l’«apertura della pallina» era accolta «con smorfie ironiche» dagli altri arbitri, nessuno ha mai detto nulla. «L’ambiente era tale - dice Pirrone - per cui nessuno osava esporsi a eventuali ripercussioni». Punta sulla falsa «discrezionalità». Dice: «Il caso più clamoroso è l’avvicendamento dell’arbitro Serena. Nel 2000 partiva come «internazionale» ma a fine anno non venne confermato e dovette abbandonare. La mia sensazione fu che Serena era stato escluso perché uscito dalle grazie dei due designatori».