L’arca azzurra dell’Italbasket rischia d’affondare «Serve creatività»

Sotto i nuvoloni di Bormio scivola sui crinali della contea del Diego Pini dalle mille idee l'arca Azzurra di Simone Pianigiani. Stasera al Pentagono prima uscita per la nazionale di basket che prepara l'europeo in Lituania. Avversaria la Macedonia che non presenta il campione d'Italia Bo McCaleb, così come la nostra nazionale non farà giocare Cinciarini e Mordente (affaticamento muscolare) e il non assicurato Bargnani.
Oggi (ore 20) e domani, contro Bulgaria o Canada, si gioca, poi due giorni di riposo e poi sarà corsa fino a Siauliau passando per il torneo di Nicosia, quello di Rimini e poi l'Acropolis di Atene. Il piccolo principe che guida gli Azzurri non vede il temporale, sogna il sole anche se qualcosa suona male perché, ad esempio questa storia dell'assicurazione di Bargnani è in ritardo, perché nessuno è riuscito a convincere bimbo Melli che gli avrebbe fatto bene stare con i migliori dopo l'europeo under 20 finito nell'argento.
Sono i misteri del basket italiano, ma Pianigiani resta ottimista: «Nel trofeo Gianatti di Bormio cercheremo di capire a che punto siamo nella costruzione dell'arca che deve sfidare il diluvio di un’Europa che per noi sarà già ostile quando esordiremo contro la Serbia, poi troveremo la Germania di Nowitzki, andando avanti con Lettonia, Francia e Israele. Ci sono tre posti per passare oltre questa burrasca. Serviranno fede, umiltà, ma anche forza creativa».
L'allenatore di Azzurra che ha scoperto la pepita Gallinari, rimasta nella roccia per infortuni, non si nasconde dietro a scuse banali, anche se è evidente che su questa arca sono saliti anche giocatori che non sono di livello europeo, ma prova a cercare qualcosa che possa stupire come fa Boscia Tanjevic che chiede ai suoi giovani turchi oltre i 2 metri e 10, con evidenti origini balcaniche, di passare vicino al tavolo degli azzurri prima di sedersi a tavola nel Palace che ospita le due nazionali.
Boscia e la sua immensità anche dopo il sacco di Roma, la voglia di regalare qualcosa anche all'allenatore di un Italia che ha fame, ma che non sa ancora se avrà lo stomaco per digerire piatti indigesti come quello dell'europeo.