L’Arcangelo Fossati

(...) alla sua maturità e ai capolavori dell’età adulta nati in mezzo al vento e al profumo lontano di mare di Leivi. Basterebbe raccontare il suo accento e il suo carattere, la sua musica e le sue emozioni. Basterebbe. Per capire che Fossati non canta la Liguria. Fossati è la Liguria.
E allora eccolo all’altro Festival, al nostro Festival, con L’Arcangelo, il nuovo disco uscito il 3 febbraio entrato direttamente al primo posto della hit parade e tuttora nelle zone altissime delle classifiche. Un risultato notevole. Ancor più notevole perchè Ivano, nemmeno con i suoi capolavori, nemmeno con La pianta del tè, nemmeno con Lindbergh, nemmeno con Discanto, nemmeno con Lampo viaggiatore, era mai arrivato al primo posto delle hit. E là in alto era arrivato solo con un singolo, giurassico, Jesahel, tormentone del 1972.
All’altro Festival, al nostro Festival, Ivano ha diritto di cittadinanza piena e residenza perenne perchè si arrabbia e urla sussurrando o sussurra urlando: «In quello che è diventato il nostro mondo non c’è più nulla o quasi che possa essere sussurrato». Ha cittadinanza piena e residenza perenne perchè va al grado zero dei sentimenti e chiude con l’eco bellissima e disarmante: «Mai più nessuna nostalgia».
Ha cittadinanza piena e residenza perenne perchè, dopo averci cantato l’Ecclesiaste e C’è tempo nel penultimo disco, ora ci regala tre parole che chiudono una canzone e dicono tutto: «Comprendere il perdono». Quella canzone ha un titolo semplice e bellissimo: L’amore fa. Sembra quasi il titolo di un brano sanremese.