L’architetto Caputo e i suoi progetti

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera dell’architetto Paolo Caputo
Sono nato nel 1950 (non nel 1951) da madre napoletana (e non greca) e padre barese (e non siciliano), non ho fondato nel 1957 (a sette anni) bensì nel 1977 la Società Italiana per l’Archeologia Industriale, sono stato presidente della sezione Lombarda dell’Istituto Nazionale di Architettura dal 1993 al 1997 (lasciando quel ruolo oltre dieci anni fa quindi), sono nel Consiglio di Amministrazione della Triennale di Milano (ma non certamente ai vertici ben rappresentati dal Presidente Rampello e dal Direttore Generale Cancellato). Mi spiace che l’importante articolo apparso due giorni fa a pag. 47 de Il Giornale mi presenti con tutti questi errori e/o imprecisioni, a distanza di settantacinque giorni dalla data in cui ho rilasciato l’intervista (30 settembre u.s.) ed ho consegnato alla intervistatrice Luciana Baldrighi il curriculum dello studio in cui i dati e i fatti che mi riguardano, evidentemente, sono riportati con precisione assoluta. Il testo dell’articolo presenta inoltre ulteriori passaggi e affermazioni tra lo strampalato e il disinformante, come ad esempio: «(...) La cooperativa d’impresa prevede entro due mesi anche di terminare gli scavi per lo studio del Parco di Santa Giulia» (...); (...) «Per lo studio non manca una proposta per una residenza convenzionata per studenti, San Giuseppe a Sesto San Giovanni» (...); (...) «Una torre alta 16 metri sembrerà toccare il cielo (...)». In altri termini dovrò impegnarmi in scuse con i miei committenti per come le loro iniziative sono state volgarizzate e strapazzate nell’articolo. Ma al di là di temi che toccano delicati rapporti professionali, legati a programmi e progetti che muovono ingenti investimenti, anche il mio profilo di progettista, di uomo di cultura, e di docente universitario esce malconcio dai virgolettati attribuitimi che rappresentano l’antitesi del mio pensiero: «sorrido quando si parla di bio architettura» (...); (...) «il parco di Amman e quello di Marrakech hanno le stesse caratteristiche di inglobazione” (tra l’altro non riesco a capire cosa significhi ma certamente non progetto in due luoghi così lontani allo stesso modo con il medesimo esito)»; (...) «sono interessanti i progetti di Porta Nuova nell’Area Garibaldi, ma non basta» (...); o schegge «improbabili» di pensiero tout court.


Mi scuso con l’architetto Paolo Caputo per alcune inesattezze di carattere biografico, frutto di una conversazione avvenuta un paio di mesi fa nel suo studio e che non ho avuto poi modo di verificare in quanto nella pubblicazione di presentazione del suo studio (così come su internet), non si fa riferimento alla sua data di nascita. Non mi sembra comunque fondamentale essere nati nel 1950 o nel 1951. Quanto all’origine geografica paterna e materna, evidentemente c’è stato un fraintendimento. Per tutto quanto il resto, i virgolettati corrispondono al suo pensiero.
Luciana Baldrighi