L’architettura fatta «in casa»

«Domus» compie 80 anni e Milano la festeggia con un tour fra le grandi opere di Gio Ponti

Giovanni Ponti, classe 1891 e milanese di ferro, si laurea in architettura e comincia subito a lavorare. Non sulle grandi superfici, ma su esili tazzine di ceramica Richard Ginori. Giovanni però va di fretta come il suo soprannome, “Gio”: al lavoro sulle manifatture di porcellana, affianca subito l'idea di una rivista in grado di diffondere la cultura architettonica, strizzando l'occhio ai fermenti che animano l'Europa. Ha in mente uno strumento di lavoro per professionisti, ma anche un laboratorio creativo: è il 15 gennaio 1928 e il primo numero di Domus, firmato da quello che sarebbe stato il suo direttore per i successivi cinquant'anni, si vendeva a 10 lire.
Negli anni Trenta e Quaranta Domus diventa la “Bibbia degli architetti”: la direzione di Ponti è decisa (tanto che per un diverbio con il socio Gianni Mazzocchi se ne allontanò per 8 anni) e contrassegnata dall'attenzione all'innovazione: sarà così fino al '78. L'anno successivo Gio Ponti muore. Nel frattempo, la sua attività di architetto, designer, ceramista e artista esplode e Milano è uno dei suoi laboratori prediletti.
In occasione degli ottanta anni della sua fondazione, Domus omaggia Gio Ponti con un viaggio nella nostra città alla riscoperta dei suoi lavori: nel terzo e nel quarto fine settimana di questo mese (il 16 e il 17 e poi il 23 e il 24 febbraio) la rivista organizza un tour gratuito e aperto a tutti attraverso la visita di otto opere progettate da Ponti (il condominio in via Domenichino, la Torrebranca, casa Rasini in corso Venezia, palazzo Montecatini in via Moscova, la clinica Columbus in via Buonarroti, la chiesa di San Francesco al Fopponino in via Giovio, l’edificio Montedoria in via Pergolesi e ovviamente il grattacielo Pirelli). Saranno alcuni laureandi in architettura a fare da cicerone negli edifici, per l'occasione collegati dalle 10 alle 16 da bus navetta gratuiti dell'Atm: ciascun partecipante potrà così comporre a proprio piacimento l'itinerario e soffermarsi dove preferisce.
Se il Grattacielo ex Pirelli, costruito sul finir degli anni Cinquanta, è, con i suoi 70 metri e 40 centimetri d'altezza, forse l'opera più conosciuta di Ponti, consigliamo una sosta anche in corso Venezia 61, là dove si erge la raffinata Casa Torre Rasini, alta quasi 50 metri e rivestita in laterizio con terrazze che degradano verso il parco. Il tour non tralascia nemmeno la Torre Littoria (oggi Torrebranca), «una freccia conficcata dall'alto nel terreno», costruita in soli sette mesi nel parco Sempione per celebrare la quinta edizione della Triennale e perfetto esempio del razionalismo di Ponti.
A Milano esiste ancora, all'inizio di via Domenichino, in zona Fiera, la prima casa costruita da Gio Ponti, che iniziò così negli anni Trenta un percorso di ricerca sull'abitazione privata - al tempo stesso comoda, essenziale ma elegante - che porterà l'architetto a edificare palazzi come l'ex Montecatini di via Moscova mentre nell'ultimo periodo, quello dell'innamoramento per le pareti colorare in ceramica, Ponti realizza affascinanti edifici come Palazzo Montedoria di via Pergolesi.
Concludono il tour la Clinica Columbus di via Buonarroti, realizzata nel 1940 per le Missionarie del Sacro Cuore e frutto di una rigorosa ricerca sulla funzionalità dell'architettura alle esigenze della medicina, e la chiesa di San Francesco al Fopponino in via Paolo Giovo, dove i disegni delle stazioni della Via Crucis dimostrano quanto versatile e poliedrica fosse l'anima di questo grande maestro milanese, troppo a lungo etichettato come mero razionalista.
L’iniziativa non vuole essere un viaggio nella memoria nelle intenzioni del direttore della rivista, Flavio Albanese, ma piuttosto di un’occasione per «guardare ciò che a Milano si fa e si potrebbe fare». In fondo, il Pirellone «dimostra - ha spiegato - che si può fare un edificio alto, soprattutto quando garbatamente inserito nel contesto, senza atterraggi d’emergenza».