L’architettura «metafisica» finisce nel mirino di Basilico

Era il 1981 quando un Gabriele Basilico alle prime armi (anzi, ai primi scatti fotografici) esponeva i suoi «ritratti di fabbriche» in via del Vantaggio a Roma, nella galleria A.A.M. Architettura Arte Moderna.
A quasi trenta anni di distanza da quella memorabile esperienza, e con una fama ormai riconosciuta a livello internazionale, il fotografo torna a esporre per Francesco Moschini nella nuova sede della galleria, traslocata nel 2000 in via dei Banchi Vecchi.
E se nel 1981 Basilico aveva raccontato per immagini le architetture anonime, quelle degli edifici industriali, ora dalla sua collezione privata escono immagini che segnano le tappe di un viaggio tra le architetture d’autore dislocate in un’Italia metafisica, pensate dai grandi contemporanei, da Gio Ponti a Giuseppe Vaccaro, da Luigi Moretti a Carlo Aymonino e Aldo Rossi.
Una settantina di immagini tutte da ammirare, fino al 12 giugno, nella mostra «Ritratti di architettura. La bella architettura tra attonite sospensioni e stupite fissità», tappa obbligata per chi seguirà il percorso di Fotografia - Festival Internazionale di Roma 2009 (in alternativa, vale la pena di dare un’occhiata al sito della galleria, www.aamgalleria.it).
Sempre in bilico tra analisi antropologica, documentazione ed espressione emotiva, le immagini di Basilico «riescono a comunicare l’idea dechirichiana dello spiazzamento, la dimensione metafisica dell’architettura dove la figura umana non appare che in rare occasioni», ha spiegato Fracesco Moschini, curatore dell’esposizione.
Reduce dal progetto dedicato al teatro Carignano, il Basilico di queste fotografie (quotate tra i 3 e i 6mila euro, nonostante siano meno acclamate, sul mercato, rispetto ai celebri scatti dedicati a Beirut) rilegge le architetture dei grandi maestri costruendo un ideale «paesaggio della memoria» in un dialogo intimo, empatico prima ancora che estetico.
L’antico e il contemporaneo si ritrovano insieme in una città fatta di solitudini e contrasti esaltati dalle monumentalità architettoniche, raccontate così come solo un fotografo del suo calibro, e con una formazione da architetto, poteva fare.