L’Arcimboldi va in passerella

La moda e la natura, l’immagine patinata attentamente elaborata e il mondo vegetale che si modifica sotto i nostri occhi in forza delle sue leggi. Tra le fotografie di Marco Bolognesi e le installazioni di Federico Cavallini, entrambe in mostra a La Nuova Pesa, corre una distanza concettuale ed emotiva che amplifica i rispettivi obiettivi. L’uno presenta volti giganti di belle donne sapientemente truccate e pettinate, con accessori metallici come cerniere lampo, spille da balia, bottoni a pressione che li ornano e li traforano in inquietanti piercing; l’altro costruisce, ad esempio, un ambiente minimo di due pareti al cui incrocio precipita una cascata leggera di foglie di pero rese trasparenti dal parassita che ne ha lentamente divorato la materia. Marco Bolognesi porta le sue creazioni da Londra, dove, in occasione della settimana della moda del 2003, ha iniziato ad utilizzare complementi chiesi in prestito agli stilisti per inserirli nelle immagini del progetto «Woodland», commissionato dall’Istituto Italiano londinese e confluito nella pubblicazione dell’omonimo libro, raccolta delle opere prodotte fino al 2005. La sua ricerca procede nella medesima direzione nelle opere in mostra, dove la «boscosità» si fa via via più artificiale, si arricchisce di toni cupi, di nero su nero su cui emerge quasi violento il particolare bianco, rosso, giallo, a volte nella forma pittorica di colore che cola sui volti. Resta l’idea della metamorfosi quando al posto di un’elaborata acconciatura compare un arcimboldiano ciuffo vegetale. Le foglie usate come bende divengono accessori di tendenza ed elementi di costrizione. Diversamente si pone Federico Cavallini di fronte alla natura in perpetua trasformazione delle sue foglie, catalogate in un voluminoso erbario fotografico: affascinato dal processo di sottrazione di consistenza e di colore, lo isola nelle installazioni e lo ripropone nelle opere pittoriche. Su pannelli di tela sono applicati cartoncini bristol originariamente color amaranto che l’artista ha scolorito con la varechina e poi lavorato con l’olio di lino per restituire loro un colore localizzato e creare giochi di profondità e luminosità. Tanto Bolognesi ribadisce la volontà di creare partendo dalla superficie visibile,, quanto Cavallini sembra interessato ad entrare in contatto con il corpo delle cose.
Fino al 16 marzo. La Nuova Pesa, via del Corso 530, tel. 06.3610892.