L’arcivescovo Bagnasco da ieri è ufficialmente a capo della Cei: «Quando il Papa chiama, si risponde» «A Roma un giorno a settimana»

Il vescovo Palletti: «Anche con il nuovo incarico, la sua presenza nella diocesi sarà costante»

(...) ed ha chiamato vostra eccellenza a succedergli nel medesimo in carico per il prossimo quinquennio» recita il telegramma che il cardinale Tarcisio Bertone, suo predecessore a Genova e oggi segretario di stato vaticano, ha inviato a Bagnasco. «Una scelta che onora l’arcidiocesi e tutta la città» ha aggiunto Luigi Palletti, vescovo ausiliario e vicario generale. Ed è Bagnasco stesso ad assicurare che anche dopo il nuovo incarico resterà Genova il centro della sua vita: «Spero di poter andare a Roma tutte le settimane, almeno un giorno - è il suo auspicio-. Altrimenti sarà il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, a venire qui».
Sono le 12 quando nella sala della Curia, davanti a cronisti e telecamere, viene letto il telegramma di Bertone che ufficializzata la nomina di Bagnasco a capo dei vescovi italiani, incarico svolto per sedici anni da Ruini. E tocca a Palletti interpretare lo stato d’animo della diocesi e della città: «In questi giorni, in cui abbiamo assistito ad un rincorrersi di voci in merito a questa nomina, nel nostro animo il timore di perderla è stato grande - dice in piedi, rivolto a Bagnasco-. Ogni ansia ora si è calmata: leggendo la lettera del cardinal Bertone abbiamo appreso ufficialmente che questo nuovo compito non la porterà via da Genova e soprattutto dalla guida della nostra arcidiocesi». E aggiunge: «Lei personalmente mi ha voluto rassicurare che, pur in una comprensibile aumentata mole di lavoro, la sua dedizione e la sua presenza per il servizio pastorale alla Chiesa di Dio che è in Genova non verrà meno. Di questo voglio proprio farne parte a tutti».
Nella storia della diocesi quanto successo ieri ha un importante precedente. «Non possiamo non ricordare gli anni in cui un’altra grande e prestigiosa figura di pastore, il cardinale Giuseppe Siri, aveva ricoperto questo stesso incarico rimanendo anche lui nel contempo arcivescovo di Genova». Succedeva nel 1959, Siri fu il primo presidente della Cei nominato dal Papa (restò in carica fino al 1964).
La città ha «portato bene» a molti degli ultimi arcivescovi, da Dionigi Tettemanzi, oggi a Milano, al cardinal Bertone. Fino a tornare al già citato Siri. Bagnasco, dal canto suo, chiede alla sua «amatissima Genova» e ai suoi sacerdoti di stargli ancora più vicino «con l’affetto, la bontà e la forza della preghiera. Affido il mio nuovo compito alla Madonna della Guardia - aggiunge - veneratissima a Genova e in Liguria».
Ma cambierà la Cei rispetto all’era Ruini? «La Conferenza episcopale è un organismo collegiale che agisce in comunione con il Papa - risponde Bagnasco-. L’indirizzo del Santo Padre è il riferimento, i vescovi guardano a lui, al territorio e alla storia». E sul suo predecessore, aggiunge: «Il cardinale Ruini, come vescovo vicario di Roma, sarà presente e membro attivo della Cei. A lui va il pensiero riconoscente mio e di tutto l’episcopato».
Bagnasco, prima di tornare a Genova come arcivescovo, ha guidato la diocesi di Pesaro ed è stato Ordinario militare. Dedica un pensiero ai soldati in missione all’estero: «Sono stato molte volte in Irak, in Afghanistan e nei Balcani per visitare i nostri militari nei momenti come Natale e Pasqua in cui è più dura la lontananza da casa. Non posso indicare soluzioni politiche alla crisi internazionali, posso raccontare però quello che ho visto: la grande bontà e umanità dei nostri soldati, sempre apprezzati per questo, specie dalla povera gente. È la nostra indole, dialogante e solidale».
Dopo 22 anni, dunque, sarà il vescovo di un diocesi lontana da Roma a guidare la Cei. «Se questo vuol dire che ci sarà più collegialità nelle decisioni? La Cei fa riferimento alle parole del Papa - spiega Bagnasco-. Ha un’articolazione ampia. Andremo avanti così».
L’arcivescovo, 64 anni, è vicino a Ruini che lo ha voluto a Genova e gli ha affidato incarichi delicati, come la presidenza del consiglio di amministrazione del quotidiano «Avvenire». Nato a Pontevico, in provincia di Brescia, dove la famiglia era sfollata per la guerra (era il 14 gennaio 1943) ma figlio di genovesi (il padre era operaio in una pasticceria e la madre casalinga), è tornato presto in città, dove è entrato in seminario ed è diventato prete nel '66, ordinato da Giuseppe Siri. È stato per 25 anni vicino agli scout e per 15 assistente della Fuci. Dal '95 al 97 ha diretto il seminario cittadino, facendosi apprezzare per l'attenzione alle vocazioni. Sui temi «caldi» della politica - come i Dico, le Dichiarazioni di convivenza proposte dal governo per dare nuovi diritti alle coppie di fatto - l’arcivescovo ha già detto la sua: «Ai cattolici non basta essere presenti e dire semplicemente che ci sono. Devono dimostrare tutta la forza della loro identità con grande serenità. Sosterremo senza ambiguità e sofismi la identità ineguagliabile del matrimonio». Sui valori, è il messaggio lanciato, non si negozia.
Nella prima giornata da presidente della Cei, l’arcivescovo non ha stravolto le sue abitudini. Dopo l’annuncio della nomina - dato in contemporanea a Genova e Roma - ha pranzato con le suore e il suo segretario. Alle 18, la messa con i Ministri provinciali delle tre famiglie francescane. «La serietà con cui san Francesco aveva preso l'incarnazione di Dio è necessaria nell'ora contemporanea nella quale il rischio di un Cristianesimo senza Cristo e di una religione senza Dio è evidente e diffuso - ha detto durante l’omelia-. San Francesco ci richiama anche alla concretezza di Cristo, perché Dio non venga mai ridotto ad un’impersonale energia del cosmo».
Giovanni Buzzatti