L’arcivescovo non assolve il voto cattolico sui Pacs

(...) di quel che accadrà se l’Unione vincerà le elezioni». Il cardinale, che quando interviene lo fa in modo durissimo, ma che non è uso intervenire senza avere certezze, ieri ha voluto vederci chiaro. Dicono ambienti vicini alla Curia che fosse molto «preoccupato», soprattutto dopo che già la Regione ha varato la legge sulla pillola abortiva. Aggiungono che oggi potrebbe esprimere questa preoccupazione nell’omelia della celebrazione liturgica per San Giuseppe, anche se preferirebbe restare fuori dai temi politici in campagna elettorale.
Ieri la Margherita ha tentato di minimizzare la portata della legge. Claudio Gustavino il capogruppo ha chiarito di essere «contrario ai Pacs», ma ha ricordato che «è dovere di uno Stato e anche della Chiesa riconoscere il bisogno di tutti i cittadini e dare risposte». Del resto, dice: «Basta leggere il programma nazionale dell’Unione: lì i Pacs non ci sono». E il punto è proprio questo. Perché anche Nesci dice la stessa cosa, ma per dimostrare il contrario: «Basta leggere il programma nazionale dell’Unione, lì il riconoscimento delle coppie di fatto è previsto». Quando si dice 280 e passa pagine per dire tutto e il suo contrario. Proprio i toni di Rifondazione non aiutano il centrosinistra a ritrovare la già traballante unità: «Basta con le ipocrisie e le distinzioni discriminatorie tendenti a dividere le persone secondo razza, sesso e religione - ha messo nero su bianco ieri Nesci -. Dare, come si è voluto fare con il riconoscimento dei diritti alle coppie conviventi e alle singole persone, la stessa esigibilità e lo stesso accesso ai servizi sociali nella nostra Regione, non è un attacco alla famiglia così detta “tradizionale” ma un fatto di civiltà ed evoluzione della politica che, finalmente, inizia tiepidamente ad affrontare i veri problemi della gente». Quanto ai cattolici tutti, eccoli serviti, «reazionari» e «integralisti»: «Una società e una classe politica che basa la propria attività classificando ciò che ritiene “etico” sulla base di convincimenti reazionari di alcune pulsioni integraliste, finisce per produrre mostruosità storiche già conosciute in passato». E perché sia chiaro: «Riconoscere l’estensione dei diritti ad ogni forma di convivenza, indipendentemente dalla scelta sessuale praticata, è perfettamente costituzionale ma, prima di ogni altra cosa, è un fatto di giustizia sociale, da troppo tempo disattesa». Quanto poi al richiamo alla Costituzione da parte del centrodestra, tanto basti: «La nostra Costituzione salvaguardia e valorizza la famiglia e noi siamo strenui difensori della Costituzione. Ma la Carta costituzionale non si può applicare secondo le proprie convenienze o convinzioni ideologico politiche. La Carta proclama la parità dei diritti sempre e per tutti».
Per avere chiarezza, ieri Roberta Gasco dell’Udeur, «tradita» dai Ds che hanno votato anche per lei a favore della legge, ha sfidato il potente vicepresidente della Regione Massimiliano Costa, Margherita, proponente della normativa: «Dice che questo non è il primo passo verso i Pacs. Allora gli chiedo di specificare meglio il testo». In preda ai mal di pancia la Margherita. Al segretario regionale Rosario Monteleone era sfuggita una battuta infelice: «Non ci si può considerare cattolici solo perché si va in chiesa la domenica, spero che Costa alla fine lo capisca». Un giornale locale l’ha riportata ed è stato il putiferio. Gustavino, Costa, Michele Boffa e Luigi Merlo gli hanno chiesto di smentire. Lui non ha fatto comunicati ufficiali, ma li ha chiamati al telefono: «Rinviamo tutto a dopo il 9 aprile, questi scontri non giovano alla campagna elettorale». I liguri, quel che c’è nel programma dell’Unione lo scopriranno solo dopo il voto.