L’Argentina rimanda l’Italia nel purgatorio del rugby

TorinoSull’erba dell’Olimpico si accende solo Hernandez. Niente da fare per l’Italia che, dopo aver perso una settimana fa a Padova contro l’Australia, concede il malaugurato bis regalando la posta piena anche contro l’Argentina. Il primo abbraccio di Torino all’azzurro del rugby coincide con una sconfitta. Brutta al di là del 22-14 finale che regala ai Pumas la seconda vittoria del ciclo Phelan ma anche tanti interrogativi sulla reale consistenza azzurra. L’Argentina di Contepomi alla fine fa del cinismo la sua bandiera. Gioca una partita senza impressionare nelle fasi conquista e soffrendo oltre misura nel duello tra le prime linee. Sono le basi del rugby, quelle senza le quali è difficile costruire un minimo tema tattico. Loro invece ci riescono. Lo fanno contro un’Italia che al contrario migliora in rimessa laterale e li mette spalle al muro in mischia ordinata. Il merito dei Pumas è quello di mettere il match in naftalina, di congelare ogni tentativo di utilizzazione azzurra, rallentando l’uscita del pallone da volenterosi raggruppamenti.
Gli azzurri si dimostrano monotematici e indisciplinati. All’inizio ci grazia la mira non proprio perfetta di Contepomi e Hernandez. È solo un dettaglio perché di occasioni per i piedi dell’utility back del Leinster ne passano parecchie. Tra “tenuti a terra” e falli professionali, Contepomi schioda lo zero sul tabellone. Marcato non è quello di sette giorni fa e si vede. Sul piano tattico segue gli ordini di Mallett («troppi errori, sono deluso» dirà il ct a fine partita parlando della squadra), ma quando si tratta di trasformare il gioco per linee esterne, l’azzurro è sbiadito e prevedibile. La svolta arriva prima di andare al riposo. Due ingenuità difensive ci costano il 9 a 3.
Nella ripresa la magia di Hernandez chiude i giochi: il mefistofelico calcetto dietro le linee basta da solo ad aprire in due la difesa azzurra. Al Maradona del rugby basta raccogliere e scaricare l’ovale per Carballo lanciato senza avversari verso la meta. L’Italia è al tappeto. Deve organizzare una reazione. I cambi non aiutano Mallett, complicano le cose. Travagli prende il posto di Canavosio, Lo Cicero subentra ad Aguero, Orquera a Marcato. Gli azzurri tengono botta in fase di conquista ma l’abilità argentina è quella di non farli giocare. Alla fine si sacrifica Parisse, uno dei pochi a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Prende per mano la squadra, veste anche i panni del mediano d’apertura e cambiando fronte in seconda fase crea i presupposti per la bella ma inutile meta di Masi.
Finisce come al solito tra gli applausi. Il pubblico del vecchio Comunale fa vincere la partita all’altera Torino. Ma la rabbia per un’altra occasione persa è tanta. Sabato si chiude il trittico d’autunno. Contro i Pacific Islanders, battuti ieri dalla Francia. Saremo in grado di fare altrettanto?