L’argentino e il cigno, le due facce del bomber

Ci sono gol che contano e lasciano il segno, ce ne sono altri che fanno fare bella figura ma che non incidono nel risultato finale rivelandosi inutili. È il caso dei due capocannonieri dei cadetti, l’argentino targato Novara Pablo Andrés Gonzalez e il patavino, in prestito dal Palermo, Davide Succi. Entrambi hanno 10 reti a testa e dall’alto guardano il reggino Bonazzoli (9) e l’altro novarese Bertani (8), segnano a ripetizione ma i gol dell’argentino hanno un peso, quelli del Cigno, così è soprannominato Succi, una valenza decisamente inferiore. Perché Novara e Padova erano fino all’altro ieri le due squadre che avevano segnato di più (rispettivamente 23 e 19 reti) e incassato di meno (piemontesi e Siena a quota 8 reti subite, i veneti a 9), poi ieri il terremoto che spinge ancora più su gli eredi di Silvio Piola (con la differenza reti a +18) e affossa il Padova, ora a + 7 insieme alla Reggina. Succi aveva con i suoi gol portato il Padova al quarto posto in classifica ma, all’esame di maturità contro l’Atalanta, il bomber patavino ha fatto cilecca rimediando solo un golletto su rigore e lasciandosi ridicolizzare dal 37enne Doni e dal 32enne Tiribocchi. E il bolognese Succi, che di anni ne ha compiuti 29 da poco, continua a rimanere l’eterno incompiuto, restando attaccato come un’ancora di salvezza ai 6 gol in A col Palermo e al fallimento nella sua città natale. Ben diversa la situazione di Gonzalez che in questa stagione va a segno con una rapidità e una precisione fuori dal comune ed emblematico e spettacolare è il primo gol, anzi meglio chiamarlo eurogol, all’Albino. Perché quelle di Gonzalez sono sempre reti d’autore, come un quadro di Dalì, belle e impossibili. Al punto che l’Inter ci ha già messo le mani sopra, vincendo la concorrenza di Milan e Juventus e dal prossimo gennaio l’argentino neosposo potrebbe vestire il nerazzurro. In campionato e in Champions, un bel salto davvero per quello che nemmeno un anno fa era considerato un giocatorino pronto a subentrare nella ripresa ai compagni stanchi.