L’argento dei quattro uomini in barca

Entusiasmo per l'argento nel quattro di coppia centrato da Raineri, Galtarossa, Venier e Agamennoni

Pechino - Uno per dieci mesi l’anno non vede la moglie, l’altro si arrabatta in cerca di piccoli sponsor, il terzo non esce di sera con gli amici da 730 giorni e l’ultimo, il più giovane, ha due occhi grandi così perché pensa e si domanda: ma se la vita del canottiere è questa, io sono davvero finito... Signori, ecco i forzati del remo e delle Olimpiadi, ragazzoni sani e belli che al confronto i Bronzi di Riace tornerebbero volentieri negli abissi; ragazzi che per un tozzo di pane e zero popolarità dedicano la vita loro e di chi gli sta attorno allo sport.

Basta osservarli prima, durante e dopo le gare per capire che il vero, unico sport olimpico è questo. Altro che ciance. Il barone De Coubertin dovrebbe prenderne un postumo atto. Fatto sta, questi ragazzoni sono d’argento nel quattro di coppia, per la gioia di rito del pallottoliere azzurro e la gioia vera racchiusa nei loro cuori. Per cui fa festa e un po’ s’incacchia Luca Agamennoni di anni 28, livornese come Montano ma che con Montano nulla c’entra; fa festa e un po’ s’incacchia Rossano Galtarossa di anni 36, padovano, cacciatore di piccoli sponsor; fa festa e s’incacchia Simone Raineri, cremonese di Casalmaggiore di anni 31; festeggia e inizia a capire che dovrebbe incacchiarsi anche il giovane Simone Venier, laziale di Latina che di anni ne fa solo 24.

Mai come stavolta nomi e cognomi sono doverosi perché, per dirla con loro e la loro incacchiatura, «ogni quattro anni ci rispolverate e per quattro anni ci dimenticate per cui, almeno oggi, parlate di noi». Questi sono i ragazzi del remo che hanno conquistato l’argento dietro i polacchi e davanti alla Francia, e per fortuna davanti. E questi sono i giovani che hanno festeggiato stremati come solo i ciclisti di un’epoca non dopata festeggiavano dopo le scalate: per cui in silenzio e con abbracci forti e veri. Sopravvivono grazie alla Fiamme Gialle (solo Galtarossa è dipendente di un centro di canottaggio a Padova) e grazie al fuoco dentro che ogni santo giorno li spinge ad allenarsi. Ad Atene qualcuno di loro prese il bronzo nel quattro senza e un giornalista gli domandò: «Come commentate questa delusione?». La commentarono con gli occhi lucidi e una risposta sussurrata: «Noi siamo strafelici di questo bronzo...». Gente così, insomma.