L’«ariete» Everett con gli Eels: rock d’autore in Conservatorio

Niente regole e lasciarsi andare al libero sfogo, genio e sregolatezza per le stralunate «Anguille»

Luca Testoni

Mark Oliver Everett si fa chiamare «E» ed è uno degli ultimi «irregolari» della canzone rock d'autore statunitense. Da lui e dalla banda che si trova a guidare non aspettatevi nulla di scontato. Inafferrabili e sfuggenti come sono, difficilmente gli Eels (traducendo, «le Anguille») si ripetono. In fondo, scompaginare le regole e lasciare libero sfogo alla libertà creativa costituiscono da sempre le parole d'ordine di «E» (per la cronaca, figlio di un celebre scienziato teorizzatore degli universi paralleli) e soci.
Siete affascinati da una canzone stralunata espressione di un talento pop tutt'altro che ordinario? Bene, state certi che la volta dopo mister Everett, classe 1963, ariete, estrarrà dal cilindro un rock furioso o un «pasticcio controllato» su basi hip-hop.
E quella successiva continuerà a sorprendervi con una ballata che più malinconica non potrebbe essere per esorcizzare le tante tragedie che hanno costellato gli ultimi anni della sua esistenza (il suicidio della sorella e la morte della madre per un male incurabile e quella della cugina, hostess sull'aereo che si schiantò contro il Pentagono l'11 settembre).
Aspetto tutt'altro che irrilevante, il signor Everett, tutto genio e sregolatezza, è uno dei più prolifici compositori della sua generazione. Da piccolo Stakanov qual è, dedica la maggior parte della sua vita all'impegno musicale, dividendosi fra le registrazioni in studio, da solista e con la band, a frequenti concerti.
L'ultimo lavoro è di quest'anno e s'intitola Blinking Lights and Other Revelations: trentatre canzoni, per un vero e proprio manifesto di eclettismo sonoro, al quale hanno partecipato, tra gli altri, anche Peter Buck dei R.E.M. e Tom Waits.
Il doppio cd farà da struttura portante alle due ore di concerto in programma domani sera (ore 21, ingresso 40/35/30/25 euro) alla Sala Verdi del Conservatorio.
Accanto a Everett, che suonerà tre differenti tastiere e chitarra acustica, ci saranno anche Alan Hunter al contrabbasso e piano; Chet Lyster (chitarra pedal steel ed elettrica, mandolino, sega e un improvvisato kit di batteria costituito da un bidone della spazzatura e una cassetta degli attrezzi); e, novità assoluta per un tour degli Eels, anche un quartetto d'archi (i violini di Palma Udovic e Julie Carpenter, la viola di Heather Lockie e il violoncello di Ana Lenchantin), che non si limiterà a suonare i propri strumenti, ma sarà utilizzato anche come sezione ritmica alle prese con maracas, shakers e tamburelli.
«Non sto cercando di impressionare nessuno con la mia incostanza. Metto solo in pratica ciò che il cuore mi dice», ha dichiarato l'estroso Everett spiegando il progetto live Eels with strings. «Voglio che le cose vengano sempre percepite come vibranti ed eccitanti. Concepisco ogni concerto come un maggiore sforzo creativo dello stesso, mai come la semplice riproduzione del disco».