L’Arlecchino piace anche ai cinesi

nostro inviato a Pechino

Pechino si prepara alle Olimpiadi anche così, col nuovo avveniristico teatro in piazza Tienanmen. Sotto le volte di titanio e acciaio si recita l'Arlecchino di Giorgio Strehler (regista Stefano de Luca), sottotitoli e qualche frase in cinese fatta volare dal palco in sala. Il pubblico ride, si scalda e supera persino l'abitudine di abbandonare la rappresentazione durante lo spettacolo. Qualche mese fa è accaduto anche a Lorin Maazel durante un concerto, in Cina è costume diffuso entrare, uscire e magari anche lasciar squillare i telefonini a scena aperta. Prove di sintonia tra culture che si annusano per avvicinarsi. Il Piccolo Teatro è stato invitato alla stagione inaugurale del National Center for The Performing Arts e ha scelto di portare la sua produzione più nota e ancora una volta applaudita.
Millecento posti e tre serate. Nonostante l'ostacolo della lingua (quel veneziano che mette alla prova persino le orecchie italiane), il pubblico apprezza lazzi, giochi e improvvisazioni. Alla prima ufficiale è toccato a Enrico Bonavera sfidare gli umori della platea straniera. Un leggero problema di salute di Ferruccio Soleri, lo storico interprete di Arlecchino ed ecco sul palco il suo sostituto, che solitamente si esibisce come Brighella. «Bonavera è il mio erede» ha ripetuto Soleri parlando ai giornalisti cinesi. «Il delfino si è dimostrato all'altezza», si è schermito nei camerini il cinquantaduenne genovese che è già arrivato alla centoundicesima replica dell'opera di Goldoni reinterpretata da Strehler. Ha aggiunto qualche gag in più, come l'autoimpiccagione di Arlecchino («piace tanto ai ragazzini») e lasciato spazio agli applausi per Clarice (Annamaria Rossano) e Silvio (Stefano Onofri), Pantalone (Giorgio Bongiovanni), Brighella (Stefano Guizzi) e la coppia Florindo (Sergio Leone) e Beatrice (Giorgia Senesi), innamorati in cerca di ricongiugersi che nella realtà vivono beatamente da marito e moglie.
«L'Arlecchino ha un pubblico di affezionati cinesi, che si è consolidato l'anno scorso in occasione del trecentesimo anniversario della nascita di Carlo Goldoni: a Shanghai gli è stata dedicata anche una statua e le sue opere sono state recentemente ritradotte per intero direttamente dall'italiano, senza passare dalla mediazione del francese» spiega il direttore del Piccolo, Sergio Escobar, che ha concordato col presidente del nuovo teatro nazionale di Pechino una collaborazione che - estesa anche oltre i confini di Pechino - porterà anche a un allestimento comune in occasione dell'Expo 2010 di Shanghai. «La maschera di Arlecchino arriva da Bergamo come noi di Italcementi. Anche per questo siamo contenti di contribuire allo spettacolo» scherza nel foyer Carlo Pesenti, che con la sua azienda opera in Cina e ha voluto essere sponsor della tournée del Piccolo a Pechino.
Molto conosciuto a queste latitudini è Ferruccio Soleri, l'uomo che da quarantatré anni è Arlecchino. Settantanove anni esibiti con disinvoltura, l'attore simbolo del Piccolo ha una teoria tutta sua sul motivo per cui Arlecchino ottiene tanto successo in Cina: «Più la lingua è diversa dalla nostra e più il pubblico è contento di capire ciò che avviene in scena. Si divertono anche meglio che da noi...». Tra i protagonisti dello spettacolo c’è il teatro, una gigantesca struttura tondeggiante che emerge dalle acque illuminate a raggi laser. «È il più grande foyer del mondo» dicono. Non a caso il nuovo tempio della cultura cinese troneggia vicino alle orgogliose bandiere rosse del Parlamento della Cina.