L’arma del delitto è il rebus di Cogne

Tra l’indifferenza generale del paese che ormai considera il «caso chiuso» si è svolto ieri mattina un nuovo sopralluogo nella villetta di Cogne. La Corte, l'accusa, la difesa e i consulenti tecnici della Procura hanno ispezionato, per circa due ore la camera da letto dove fu ucciso il 30 gennaio 2002 il piccolo Samuele Lorenzi, delitto per cui la madre, Annamaria Franzoni, è stata condannata a 30 anni in primo grado.
La Franzoni durante l'udienza svoltasi a Torino si era rifiutata di rispondere alle domande del pg Vittorio Corsi riguardo alla presenza nella casa di un oggetto in rame che, secondo alcune ipotesi, potrebbe essere l'arma del delitto. Sul cranio massacrato del piccolo Samuele durante l'autopsia vennero infatti rilevate particelle di rame. Sull’argomento si è concentrato ieri l’interrogatorio di Marina Tumiati, medico legale all’ospedale regionale di Aosta che vide il corpicino del bimbo ucciso il giorno dopo l' omicidio: «Se l’arma del delitto è un mestolo o un pentolino dovrebbe essere stata impugnata in modo improprio. Cioè colpendo col manico e non con la parte larga del recipiente». Il medico racconta, per la prima volta, come si presentava il volto sfigurato del bimbo: «Le ferite erano tutte concentrate sulla fronte, quasi che si fosse trattato di un omicidio rituale. Per quella che è la mia esperienza direi che chi agisce di rabbia colpisce in vari punti. Mi pare che vi fossero 17 ferite». Il corpo non presentava altre lesioni, se non a un dito: «Come se la piccola vittima avesse cercato di difendersi dalla furia omicida».