L’arma segreta di Walter è il referendum

Il prodiano Barbi rassicura i Verdi in agitazione contro la legge elettorale: «Così Veltroni e Berlusconi si incartano».
«Si va avanti», assicurano invece gli strateghi veltroniani. Non si chiamerà più Vassallum ma «tedesco corretto», il risultato non cambia molto. E Berlusconi è d’accordo: il colloquio tra Veltroni e Gianni Letta, ieri mattina, è servito a spiegare al Cavaliere che non c’è nessuna marcia indietro da parte del leader Pd. Che l’obiettivo comune (rafforzare i due partiti principali e liberarli da alleanze-capestro) resta immutato. Che vanno concesse garanzie a Rifondazione, perché «da soli contro tutti non possiamo andare», e la sponda di Bertinotti (che sogna di svincolarsi dall’alleanza obbligata col Pd per portare la Cosa rossa all’opposizione) serve. E per ora c’è, come segnala la benedizione di Nichi Vendola: «Berlusconi? Un politico vero».
Il Cavaliere ha registrato e risposto: «Di Veltroni mi fido»: via libera al finto «tedesco corretto», che guarda caso non piace per niente ai filo-tedeschi Rutelli (che sogna un futuro centro liberale alla Beyrou), Casini (che sogna un centro cattolico ago della bilancia), D’Alema (che sogna di diventare lo stratega e magari il futuro premier di un’alleanza col centro di cui sopra).
E se i «veti» contro cui Veltroni si scaglia bloccano tutto, è pronta anche l’arma di rappresaglia: si vada al referendum. «Ma se si pensa che questo serva a rimpannucciare le coalizioni e a imbarcare i cespugli alleati, si fa un grosso errore: noi andiamo da soli. E non escludo che ci vada anche Forza Italia», minaccia il Pd Realacci. E Veltroni avverte Prodi: non si metta di mezzo, altrimenti «la verifica si farà anche sul sostegno al governo».