L’Armani non vola, ma cancella la Virtus

Oscar Eleni

Per tornare a divertirsi nella casa del cioccolato fuori di mano, anche se basterebbe un metrò per renderla facilmente praticabile come pensa non soltanto il governatore Formigoni, l’Olimpia deve prima togliersi i sassi che stanno nella bisaccia delle squadre favorite, poi, appena la Virtus di Markowski batte in testa, sfinita, ecco la liberazione. Quasi buona la prima direbbe un regista esigente e Lino Lardo sorride per le cose positive che ha trovato nel nuovo gruppo, anche se Bulleri, colpito al polpaccio destro, ha giocato poco più di 6 minuti, interpretando la parte alla sua maniera, uomo da baionetta con la testa ancora un po’ confusa.
D’altronde non poteva essere diverso l’approccio con tribune abbastanza piene, con la gente che appena Sasha Djordjevic ha fatto ingresso al Forum, annunciando che comunque Milano sarà la sua città, anche se per adesso non ha deciso ancora come amministrare muscoli e fosforo, ha scandito il suo nome. Certo che Sale farà comunque del bene all’Armani, come accadde l’anno scorso, ma per Bulleri è ancora un mistero il modo in cui lo potrà aiutare, mentre Cavaliero ci ha messo molto per tornare alle giocate positive, trovare qualche canestro, dimenticare i palloni perduti che sono stati ben 21 per un’Armani che in un mese dovrà giocarsi altre 9 partite, che ha chiesto giustamente tempo per fare conoscenza, per capire che senza difesa non si potrà andare tanto avanti come ha confessato Preston Shumpert, dopo aver mostrato buona parte del repertorio oltre ad un buon 7 su 11 al tiro. Lardo non è allarmato dai 45 punti subiti nei primi 20 minuti, ha visto quello che cercava anche in Vukcevic, si è tranquillizzato scoprendo che i nuovi hanno seguito le tracce dei veterani e che Giacomo Galanda può essere davvero un collante importante perché prende rimbalzi, segna quando è necessario, serve assist, recupera palloni anche se ne perde qualcuno.
Per la Virtus al caffè verde non era l’esordio più facile, quando le rotazioni di Milano hanno spremuto la squadra bolognese, che è stata anche avanti per qualche punto fra secondo e terzo quarto, 61-64 per l’ultima volta con Rodilla al 26°, prima di essere raggiunta da Calabria e superata da Shumpert, sono venuti fuori certi limiti per il 21-10 dell’ultimo tempo che è diventato verdetto. Galanda ha cancellato sparafucile Bluthenthal (8 su 18), i rimbalzisti hanno perso il territorio, la difesa ha mostrato i limiti genetici, soprattutto quando lo spagnolo Rodilla è scoppiato sbagliando 4 tiri in fila, quando Di Bella ha perso completamente il filo del discorso, senza l’appoggio dell’evanescente English, senza la spinta del ventitreenne danese Drejer che era andato bene per 30 minuti. Anche sotto canestro vita grama, con Milic ancora fuori giri, ma pur sempre utile nelle mischie e nei tap in, con Lang che ad un certo punto è rimasto stritolato anche se ha chiuso con 4 su 4 al tiro e 6 rimbalzi.
Presto per dare giudizi su squadre che hanno il diritto di sentirsi ambiziose, Milano si sente più completa rispetto all’anno scorso, ma anche sotto mira. La Virtus ha bisogno di altro tempo per diventare gruppo, per far capire a Bluthenthal che si può anche giocare insieme e soprattutto difendere tutti uniti perché Milano è rimasta sopra il 50 per cento al tiro sempre.
Sedersi un attimo, con gli occhi felici di Matteo Negri, il ragazzino bolognese di 14 anni messo in prima squadra per meriti scolastici, iniziativa che la Virtus ripeterà per tutto l’anno, offrendo ai giovani il brivido caldo della serie A, pensare a questa partita d’esordio di Milano che giovedì a Napoli conoscerà meglio se stessa, prima di andare al mezzogiorno di domenica 16 sul campo di Cantù.