L’Armani piega Bologna e salva Bucchi

Mason Rocca e i suoi tuffi sulle spine, Marco Mordente e il suo artiglio: Milano torna a vivere e vincere nel supplementare sul campo della Virtus Bologna grazie a questi giocatori che danno tutto e non pretendono neppure il rispetto di chi li affianca, dei palloncini gonfiati che ogni tanto volano, spesso scoppiano, di gente che sembra non essere in sintonia con chi dovrebbe guidarli.
Vittoria che rompe l'incantesimo dove sembrava imprigionato Piero Bucchi, che apriva un discorso pure su Carlo Recalcati arrivato alla rottura con la Federazione che ormai dialoga soltanto con il suo avvocato e sembra aver deciso di mandarlo via, anche se si dovrà aspettare il consiglio del mese di dicembre per avere una risposta che già arriva con colpevole ritardo.
Giorgio Armani scatta dalla sua poltroncina alla Futur Station di Casalecchio dove in 8.000 hanno visto la brutta copia di quello che un tempo era l'appuntamento fra due grandi, dopo aver guardato bene negli occhi una squadra ricostruita di nuovo, dopo la finale scudetto, ma sempre deformata davanti agli specchi che la circondano. Lui il garante per chi cerca scuse dentro e fuori dal campo, ma ieri ha visto tutto quello che serviva: un'Olimpia che si è mangiata anche 9 punti di capitale lasciando ben 25 rimbalzi offensivi alla Virtus che non ha degli uomini ragno vicino al canestro, una squadra che alla fine è riuscita a farsi portare al supplementare perdendo 23 palloni, balbettando su tutto, confondendo le carte con le zonette, graziate dal 33% al tiro della Virtus, e con soluzioni che sembravano impossibili, come quella di far giocare insieme Mancinelli e un Mike Hall quasi vivo come quando sente odore di taglio.
Certo per vincere ci volevano amici veri dall'altra parte e sicuramente lo è stato Leroy Hurd che a 3" dalla fine ha mancato il 20° tiro (su 24) in una partita dove è stato eccezionale nei rimbalzi offensivi, ma si è mangiato 5 liberi e canestri da sotto fin troppo facili. Anche Lino Lardo deve essere considerato davvero un amico dell'Olimpia, che pure lui guidò ad una finale scudetto, perché tutto quello che decideva non veniva sostenuto dal cuore di giocatori tipo Penne o Blizzard, a cui chiedeva soltanto di andare oltre certi limiti evidenti, tradito dai primi 20' di Moss poi leone, ma anche leone un po' confuso, poco aiutato da Koponen e dal fantasmino Sanikidze che a Teramo sembrava pronto a stupirci per tutta la stagione. Ieri lo ha fatto, ma in negativo. Non gli è andata bene neppure con il gladiatore Fajardo che per dare il supplementare, per recuperare palle impossibili ci ha prima rimesso il mento e poi una caviglia.
Bucchi e l'Armani se la godono vincendo la seconda partita in campionato, ma ora ci vorrà chiarezza per capire tutto. Rocca, 11 punti in 25' in campo, 8 rimbalzi, 3 recuperi, non doveva giocare, era andato in America al funerale della nonna ed è arrivato a Bologna appena in tempo per mettersi la maglia, per sentire voci che parlavano di mercato da riaprire proprio cercando un centro-ala forte. Hall era con le valigie pronte, incompatibile con Mancinelli (11 p. e 5 palle perse) che invece ieri è stato spesso in campo con lui, Acker (16 p. e 4 palle perse) sbuffava da genio incompreso, Finley (13 p. 4 su 11 al tiro) vagava confuso sulla parte da prendere in commedia, mentre la coppia lituana Maciulis (5 p.) e Petravicius (16) viveva nel mondo dove la difesa non è contemplata. Tanti problemi che il successo bolognese potrebbe guarire anche se già giovedì, in coppa al Forum col Kimski di Scariolo, si potrà capire se c'era luce vera a Casalecchio.