L’armata Brancaleone dell’Adamo

Fantacronaca milanese: il consigliere comunale più votato, un certo Silvio Berlusconi, non si presenta a palazzo Marino per la seduta sul bilancio. Apriti cielo. L'opposizione è scatenata: il capogruppo dell'Ulivo, Marilena Adamo inveisce: «È uno scandalo, la discussione sul bilancio è il momento più importante dell'attività di un'amministrazione: Berlusconi si vergogni! Non essere presenti in queste occasioni significa non rispettare il mandato elettorale e i cittadini che l'hanno votata. Evidentemente lei evita di presentarsi per non creare problemi alla maggioranza di palazzo Marino, già così divisa». Fine della fantacronaca, ritorno alla realtà: Berlusconi, capo dell'opposizione nel Parlamento nazionale, annuncia che, nonostante i suoi molti impegni sarà presente alla seduta di bilancio del consiglio comunale. Apriti cielo, Marilena Adamo inveisce: «Cavaliere, resti a Roma, lei viene qui solo per tenere unita la maggioranza di palazzo Marino che è un'armata Brancaleone». Il fatto è che Berlusconi sbaglia sempre e comunque: sia che venga sia che non venga in consiglio comunale. E' questa acutezza politica, questa logica stringente che permette alla sinistra di perde sistematicamente le elezioni a Milano da una ventina d'anni. A parte certe battute di una comicità irresistibile, come l'accusa alla maggioranza milanese di essere un'armata Brancaleone da parte dell'esponente di quel centrosinistra che a Roma litiga su: Afghanistan, Dico, Tav, pensioni, legge Biagi eccetera. E a parte la considerazione che il candidato sindaco del centro sinistra sconfitto, quello che avrebbe dovuto capeggiare l'opposizione, ha mollato tutto per un posto romano. In nome del rispetto per gli elettori, immagino. E trascurando che pure un altro illustre candidato sindaco, sempre di sinistra, Dario Fo, ha rinunciato al ruolo per il quale ha chiesto voti agli elettori. Insomma: da che pulpito...